Hans Sahar, De gebroeders Boetkaboet (I fratelli Butkabut), Amsterdam, De Arbeiderspers, 2008

Fadil e Redouan crescono insieme al padre Driss, nella comunità marocchina di L’Aia. Su Fadil pesa una sorta di maledizione, l’avversione paterna, che poi risulterà probabilmente essere dovuta al fatto che la madre era morta dandolo alla luce. È stato in prigione, per uno tentativo di rapina, ma ora pare avviarsi a una vita più tranquilla: lavora come postino, non vuola avere più a che fare con gli amici di un tempo, che cercano di coinvolgerlo nello sfruttamento della prostituzione e in altre attività illecite, e nemmeno con coloro che nella comunità marocchina si sono avvicinati al salafismo, forma di islam fondamentalista contrario a qualsiasi forma di integrazione in Occidente. Chi invece, a sorpresa, è coinvolto in attività terroristiche è il fratello Redouan, da tutti additato come modello, in un escalation di violenza che lo porterà a un totale straniamento dalla famiglia.
Questa sorta di tragedia “classica” all’interno della famiglia e dei legami di sangue, proiettatata però sullo sfondo delle crescenti tensioni nelle società multiculturali contemporanei, segna il ritorno al romanzo di Hans Sahar (1974), che nel 1995 aveva inaugurato il filone della narrativa di alloctoni in Olanda.

 

Lingua originale: olandese
Sito casa editrice: www.arbeiderspers.nl