Adela Greceanu, Mireasa cu şosete roşii (La sposa dai calzini rossi), Iasi, Polirom, 2008

«Non sono scrittrice, ma la mia “poesia” ha “storia”. Non ho immaginazione. Ma sento bene. Ho iniziato con la trascrizione delle voci femminili della mia infanzia. Mi sono tanto divertita facendole raccontare la propria storia. Se nella prima parte c’è tanto chiasso (cinque donne, anche se una di loro era morta, possono fare tanto baccano), nella seconda parte c’è tanto silenzio. Ho tolto i calzini alla sposa e l’ho abbandonata. Ci è voluto tanto tempo fino a quando sono riuscita a catturare la sua voce diurna, come mi diletto a dire. Attraverso la scrittura tengo il ritmo con me stessa» (Adela Greceanu).
Nella prima parte del romanzo la scena è occupata da cinque donne riunite nel lungo e delicato rito di preparazione della sposa durante la notte precedente alla cerimonia del matrimonio, ognuna con alle spalle la propria storia di vita, momenti di gloria e soprattutto di taciute sofferenze. In questa prima parte del romanzo si è di fronte a un chiassoso mescolarsi di voci in una polifonia tutta al femminile, una femminilità succube in una società patriarcale in cui le donne destinate a un bovarismo cronico sono libere solo di sognare e di fantasticare speranze culate e condivise in questo tipo di incontri esclusivi e con accenti rituali.
La seconda parte del romanzo è invece dominata dal monologo della sposa sulla propria vita scandita da numerosi storie d’amore, raccontate con disincanto come atti banali in una quotidianità altrettanto banale e popolata da oggetti privi di importanza e prosaici con ogni tanto un fulmine di poeticità a ciel sereno, vero atto di irruzione del sacro nel profano.

 

Lingua originale: rumeno
Sito casa editrice: www.polirom.ro