Hulya Cigdem, De importbruid (La sposa d’importazione), Amsterdam, Uitgeverij De Arbeiderspers, 2008

Rüya è una giovane piena di sogni che, come tante connazionali, sceglie di fidanzarsi con un “turco d'Europa”, Kaan, che passa le vacanze in Turchia. Sebbene innamorata di Kaan, che ricambia il suo amore, Rüya scopre ben presto che la vita in casa dei suoceri è tutt'altro che facile: oltre al dolore per la separazione da casa e dalla Turchia, deve adeguarsi a riti sociali estenuanti e chinare la testa di fronte a tutti, reprimendo desideri e ambizioni. Sebbene faccia del suo meglio per accontentare  i parenti acquisiti ed evitare il biasimo della comunità turca in quanto “cattiva nuora”, col passare del tempo si rende conto con orrore che ogni sforzo è inutile, che la pressione su di lei è crescente e le impedisce ad esempio di cercare l'integrazione nella società olandese. Mentre lei vorrebbe studiare, emanciparsi, essere una donna e una moglie fedele, ma anche “moderna”. Quando la sua storia pare evolvere verso un tragico sviluppo, cui prelude un tentativo di suicidio, alla fine Rüya trova la forza di far sentire la propria voce e di affrontare pregiudizi secolari.
Romanzo d'esordio, largamente autobiografico, dell'opinionista e giornalista free-lance di origine turca Hülya Cigdem (1975), che racconta in modo sapido e sottilmente ironico il mondo delle comunità turche di Olanda e Germania, viste “dall'interno” dalla narratrice-protagonista, prima vittima dei meccanismi patraiarcali importati in occidente dalle comunità migranti, poi sempre più autocosciente, alla ricerca dei propri limiti.

 

Lingua originale: olandese
Sito casa editrice: www.arbeiderspers.nl