I quattro finalisti del XI edizione del premio "Insula Romana",
dedicato alla narrativa in italiano

 

Carlo D'Amicis, La guerra dei cafoni, Roma, Minimum Fax, 2008

Estate 1975. In un villaggio della costa salentina si rinnova la guerra che oppone i ragazzini benestanti ai figli dei pescatori, dei pastori, dei contadini: i cosiddetti cafoni. A dichiarare e alimentare questo conflitto è il quattordicenne capo dei signori, che fa Angelo di nome, ma che nel soprannome porta il segno del campione e della perfidia: Francisco Marinho (rapinoso calciatore brasiliano dell'epoca), altrimenti detto il Maligno. Ossessionato dall'odio per i cafoni, Francisco Marinho combatte in nome dell'ordine sociale, della divisione di classe, della continuità storica. Ma quando, per un tragicomico equivoco, nella sua visione del mondo subentra una punta di compassione - o forse di affetto, o forse di amore - verso una giovane cafona, la separazione tra il bene e il male comincia a offuscarsi. Intorno a lui, i sintomi di una stagione nuova: dove il prestigio o la disgrazia dell'essere cede il passo all'arroganza dell'avere. La guerra dei cafoni non sarà più scontro tra i ranghi che ribadiscono la propria natura, ma lotta di conquista, arrampicamento, disordine collettivo e interiore. Metafora, attraverso un microcosmo di ragazzini indemoniati, del cambiamento collettivo che in quegli anni trasfigurò il nostro paese, il nuovo libro di Carlo D'Amicis è poema cavalleresco e satira sociale, romanzo di formazione e divertissement pulp, tragedia dell'antica borghesia e commedia dell'Italia moderna.

 

Christian Frascella, Mia sorella è una foca monaca, Roma, Fazi Editore, 2009

«Tempo fa mi è capitato tra le mani questo libro. Con cosa avessi a che fare l'ho capito dopo un po', man mano che ogni pagina mi strappava il sorriso, e alla fine, quando mi sono scoperto commosso nonostante i dialoghi irresistibili e le risate. Il protagonista della storia è un buffo ragazzo, tenero e insopportabile insieme. Uno convinto di picchiare duro, ma che finisce steso in due secondi nel cortile della scuola; che straparla e non piange mai, nascondendo sogni e fragilità dietro un'irriducibile arroganza, pur continuando a buscarle ogni giorno dalla vita, e perfino da Chiara, la ragazza bella e inaccessibile di cui s'innamora. Uno così o lo ami o lo odi, e io l'ho amato, questo sedicenne protagonista di un romanzo in cui ho ritrovato tutta la gloriosa tradizione dei perdenti di talento, dal Giovane Holden ai personaggi di John Fante, col loro immancabile campionario di lividi. Ecco dunque che c'è un padre - "il Capo" - quasi alcolista; e c'è la "Foca Monaca", ubbidiente e grigiastra sorella timorata di Dio. Quanto alla madre, è scappata col tizio della stazione di servizio. La periferia torinese di fine anni Ottanta e il Muro di Berlino che crolla, insieme a un gioco di rimandi pop e cinematografici e a una scrittura esilarante quanto aggressiva nel suo realismo, fanno da sfondo a questo esordio: la prova che la narrativa italiana si muove, in direzioni nuove, inaspettate e potenti.» (Giuseppe Genna).

 

Laura Sandi, Biscotti al malto fiore per un mondo migliore, Milano, Mondadori, 2009

Chi di voi ricorda il momento della propria nascita? Nessuno, probabilmente. Invece Leda Rothko sì. È circondata da medici e infermiere bellissime, e bellissimo è il giovane papa che senza smettere mai di sorridere la depone tra le braccia della mamma più radiosa che ci sia. Fino a che tutti, incantati da quella neonata straordinaria, prendono a sgranocchiare uno squisito biscotto color del miele. Crescendo dovrà rendersi conto che la famiglia in cui si è trovata a nascere è diversa da quella del suo primo, singolare ricordo. Chiusi in una grande villa in mezzo alla campagna vivono con lei: il padre, che fa lo scultore; la madre, silenziosa e sfuggente; la nonna, una famosissima ex cantante lirica; e i fratelli maggiori - due gemelli - che passano l'intera giornata a menarsi. La sola persona con i piedi per terra, nella villa, pare essere Maria, la governante, che però a sua volta nasconde un segreto: all'insaputa di tutti integra il proprio stipendio affittando la villa... e la stessa Leda, ai produttori di spot televisivi. A casa Rothko la televisione è un oggetto sconosciuto, e solo da grande Leda potrà finalmente scoprire che quel primo scintillante ricordo risale alla sua partecipazione alla pubblicità dei biscotti al malto di marca Fiore. Ma questa è solo una delle tante, difficili rivelazioni che la attendono dal momento in cui, compiuti sei anni, inizia la scuola e deve avventurarsi fuori dal suo grande giardino.

 

Birgit Vanderbeke, Sweet sixteen, Roma, Del Vecchio Editore, 2009

Potrebbe succedere davvero? Il punto di partenza di questo romanzo dal tono satirico e coinvolgente è l'arrivo di una nuova tendenza fra i giovani: in molte parti della Germania, vari teenager scompaiono in occasione del loro sedicesimo compleanno. Quando vengono riportati i primi casi, la polizia non se ne preoccupa più di tanto. Ma dopo la scomparsa di Justus, figlio della famosa presentatrice televisiva Conny Hanssen, la polizia, le famiglie e l'opinione pubblica cambiano atteggiamento. Si eliminano i computer dalle stanze dei ragazzi, si utilizzano sistemi elettronici per pedinarli, si accusa un invalido, autore di canzoni per adolescenti, di essere la causa delle fughe. Con il tempo si svelano le reali cause del fenomeno e si scopre l'esistenza di un "movimento" di sedicenni che programmaticamente si ribella alle repressioni messe in atto dai genitori. La Vanderbeke affronta con la sua usuale grinta questioni di grande attualità come le forzature dei media e la questione della privacy e della sicurezza pubblica, l'influenza dei media sui giovani e la reazione di questi ultimi alla mercificazione della vita.