L’avventura di un bibliotecario tra 4 continenti: la figura del francescano Agustín Arce in una mostra digitale, di Lorenzo Salamone

 

Non esiste biblioteca senza il suo bibliotecario. E di quella del convento francescano di San Salvatore a Gerusalemme, p. Agustín Arce (1886-1986) è stato per più di trent’anni il curatore, organizzatore e luminare. La storia della biblioteca francescana di Gerusalemme vede in lui il proprio spartiacque. La differenza tra il suo passato e il suo futuro viene dai trent’anni della sua attività: prima di lui e dopo di lui.

P. Arce fu il primo infatti a intessere una tela di rapporti con le più importanti biblioteche internazionali e le più eminenti figure di antiquari, il primo a preoccuparsi di una catalogazione raffinata e precisa del patrimonio custodito, il primo a precisare, annotare, chiosare.

Aveva già cinquantadue anni, Agustín Arce, quando prese le redini della biblioteca dei francescani. Cinquantadue anni passati a studiare, ad apprendere, a girare il mondo. Era solo un ragazzino di quattordici anni animato da una fede ardente quando lasciò la casa paterna, nella cittadina di Rioseras, in Castiglia, per recarsi in Francia e, da lì, navigare fino in Sud America. Nel collegio francescano della “Recolita”, in Perù, studia fino a ottenere il baccellierato. Già a sedici anni pronuncia i propri voti religiosi, a venti li ratifica, a ventiquattro è già prete.

Inviato a Lima, diventa bibliotecario per il convento di San Francesco, comincia a studiare il greco, l’ebraico, la storia. È ancora giovane, padre Arce, ma è già uno studioso brillante, un professore di Dogmatica e Sacra Scrittura, un fervente pastore d’anime. Avrebbe potuto fermarsi lì, in Sud America, tra Cuzco e Urubamaba e rimanere un semplice ed entusiasta sacerdote, tutto dedito alla propria missione. Ma non sarà così. Ha ventinove anni quando viene inviato a Roma, per ultimare la sua formazione fra gli Archivi Vaticani e il Collegio Internazionale di Sant’Antonio.

Scienze storiche, lingua greca, diplomatica, archivistica, paleografia. Non esiste nulla che non lo interessi. Solo un anno dopo si laurea magna cum laude. Poi torna nella sua nativa Spagna. È direttore di collegio, poi superiore ad Anguciana. Ma nemmeno l’importanza dei propri incarichi lo ferma. Pochi anni dopo è già in viaggio verso la Terra Santa, passando prima dall’Egitto. Quando Carnarvon e Carter aprono la tomba del faraone Tutankhamon, lui c’è.

Per un intenso periodo della propria vita sarà la guida dei pellegrini della Terra Santa e bibliotecario a Nazareth. Nel frattempo continua a studiare, ad apprendere quasi con avidità. I suoi interessi spaziano dalla topografia di Gerusalemme all’archeologia alle lingue assira e copta. Poi torna brevemente in Egitto. A documentare questo periodo di viaggi e di esplorazioni, una massa di fotografie che riflettono gli interessi del frate. Spettacolari scavi archeologici, popoli esotici, paesaggi. Tutto minuziosamente annotato e chiosato.

Ordine e diligenza sono la parola d’ordine, per p. Arce. Ancora oggi la sua nitida, elegante grafia contrassegna i volumi più preziosi della biblioteca, fornendo informazioni, precisazioni, appunti. Materiali preziosi che lasciano meravigliati, testimoni di uno spirito acuto e vivace, di uno studio instancabile e sempre assetato di sapere.

Una figura, quella di p. Arce, che gli anni hanno ingiustamente appannato e che ora recupera tutto il lustro che gli spetta con la mostra digitale dedicatagli sul sito della Biblioteca di Terra Santa che presenta la sua storia con più di cinquanta fotografie provenienti dall’Archivio Storico del convento. Una mostra italo-spagnola nata dalla collaborazione tra la Custodia di Terra Santa e il CRELEB, il Centro di Ricerca Europeo di Libri, Editoria e Biblioteche dell’Università Cattolica in occasione della recente nomina del nuovo Custode, p. Francesco Patton.

 

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