Aspettando il film documentario su Vanni Scheiwiller. Carlo Pulsoni dialoga con Laura Novati

Laura Novati ha pubblicato saggi e articoli su diverse testate (Panorama, Espresso, Millelibri, Giornale della libreria, Corriere della sera ecc.). Ha partecipato alla redazione dell’Enciclopedia Europea Garzanti e curato l’area umanistica del volume di Aggiornamento e l’ultima revisione della sezione germanistica del Dizionario Bompiani degli autori e delle opere. È stata consulente di diverse case editrici (Marietti, 1983-1987, Rizzoli Libri-Saggistica straniera, 1990-1994, Libri Scheiwiller, 2000-2005 e per l’Ufficio studi dell’AIE – Associazione Italiana Editori, 1990-2012). Ha pubblicato il volume Centoromanzi dell’Ottocento, Rizzoli 1992 (in uscita la ristampa e Il Centoromanzi del Novecento, lettura comparatista della tradizione romanzesca occidentale). Ha tradotto diverse opere, specialmente dal tedesco: I. Kant, Il sentimento del bello e del sublime; J. K. Lavater, La fisiognomica; di H. Hesse Pellegrinaggio in Oriente, Ore nell’orto, Taedium vitae, Tre storie della vita di Knulp ecc. Ha curato la versione italiana di sceneggiature e dialoghi di film di Margarethe von Trotta, edite da Ubulibri. Di Tilmann Buddensieg ha tradotto L’Italia di Nietzsche. Per Bompiani è in uscita la traduzione di Norman Davies, Heart of Europe, storia della Polonia e della cultura polacca. Dal 2000, dopo la scomparsa dell’editore Vanni Scheiwiller (1934-1999), oltre alla consulenza per la Libri Scheiwiller, ha contribuito alla sistemazione dell’archivio di Giovanni e Vanni Scheiwiller e pubblicato i volumi: All’amico editore. Dediche a Vanni Scheiwiller, Milano 2007 e Le strenne per gli amici di Paolo Franci nelle edizioni di Vanni Scheiwiller, Milano 2009. Nel 2013 è infine uscito Giovanni e Vanni Scheiwiller editori. 1925-1999. Catalogo storico, per l’editrice Unicopli. Nel 2015 per la Claudiana è uscito La Bibbia di Leopardi.

 

Puoi dirci innanzitutto chi era Vanni Scheiwiller e qual è stata la sua importanza nell’editoria italiana?

Vanni Scheiwiller è morto a Milano nell’ottobre 1999, nella città in cui era nato nel 1934. Da allora i volumi, gli articoli, i convegni dedicati alla sua opera o a filoni particolari nel suo catalogo si sono succeduti regolarmente, con un incremento significativo nel 2013, con l’uscita del catalogo storico (Giovanni e Vanni Scheiwiller editori – Catalogo storico 1925-1999, Unicopli, Milano 2013) da me curato in cui si è misurata l’entità della sua opera. Il catalogo è stato presentato a Lugano, Milano, Brescia, Mantova, Trieste ecc., ogni volta presentando in particolare i libri e gli autori legati alle singole realtà cittadine e regionali. In questo senso Vanni, milanese doc, si definiva giustamente il più eccentrico degli editori italiani, giocando sulla doppia valenza dell’aggettivo. Ha percorso infatti instancabilmente l’Italia, usando i percorsi in treno per lavorare e preparare gli incontri con gli autori, con gli artisti, i poeti, i tanti amici disseminati di regione in regione. È stato però e anzitutto editore di poeti: se ha ereditato da suo padre, che gli affida la casa editrice All’Insegna del Pesce d’Oro nel 1951 (era ancora studente liceale, aveva 17 anni) le edizioni d’arte (la leggendaria Arte moderna italiana poi anche Arte moderna straniera, la prima collana iniziata nel 1925), l’attenzione al breve testo prezioso (per esempio i piccoli volumetti di proverbi, compresi quelli cinesi, ristampati decine di volte), dedica dal 1955 alla poesia una collana, Acquario: nome che forse deriva dal segno zodiacale di Vanni, nato l’8 febbraio, stagione lucente e ventosa che apre la primavera; collana che giunge nel 1999 al n. 271, a Palore di Nicola De Donno, poesie nel dialetto di Maglie nel Salento. Il n. 1 è invece Rimanenze di Camillo Sbarbaro; un titolo voluto dall’autore, molto amato dal suo editore (per anni Vanni e suo padre passarono il Natale a Spotorno, ospiti del vecchio poeta, che tra l’altro lasciò a Vanni in eredità i diritti d’autore sulla sua opera; era povero, non aveva altro). A Sbarbaro segue Clemente Rebora poi Biagio Marin e via via costruendo una rassegna della poesia italiana e straniera che non ha uguali nella storia dell’editoria novecentesca. Con scoperte, riscoperte, omaggi… Vanni Scheiwiller ha certamente molti altri titoli di merito, ma è particolare la sua attenzione e “l’orecchio” alla poesia.

Sergio Romano lo ha definito come un editore “controcorrente”, sempre disposto a rischiare pubblicando autori scomodi come Pound, Evola. Ce ne puoi parlare?

Più che controcorrente era un uomo libero: lui stesso, uomo di libri, ha più volte ripetuto che il termine latino liber significa libro ma anche libero; e tale è stato sempre nella sua vita, con una particolare antipatia per l’Uomo Massa come per l’Uomo Messa (secondo la partizione dell’amico Flajano). Conobbe Julius Evola per la sua tesi, dedicata ad Alberto Savinio, che lo porta a leggere Arte astratta, 1920 e Le parole obscure du paysage intérieur (che ripubblicherà, come la Tradizione ermetica, più volte citata da Savinio). Questo recupero, sgradito in anni in cui Evola funzionava anche come sinistro mentore di un fascismo nero e poi stragista, era ben distinto dalle valenze politiche di chi ne faceva un profeta; operazione analoga in questo senso a quella che egli condusse, e con toni di forte polemica, per i futuristi di prima e seconda generazione, artisti e poeti, anche qui in anni che vedevano la svalutazione e la svendita del patrimonio della più importante avanguardia italiana del ‘900. Il caso di Pound è diverso: già negli anni ’20, al suo arrivo in Italia, Pound frequentava la libreria Hoepli di Milano, in cui Giovanni Scheiwiller era direttore; Pound sollecita fra l’altro l’interesse di Giovanni per la cultura cinese: nel 1937 esce All'insegna del Pesce d'oro, Confucius, Digest of the analects, traduzione di Ezra Pound, a cura di Giovanni Scheiwiller. Per le trasmissioni radiofoniche effettuate da Roma negli studi dell’Eiar, Pound nel 1945 viene arrestato dagli americani e trasferito al campo correzionale di Pisa e messo in una gabbia; da lì rimpatriato e ricoverato nel manicomio giudiziario di St. Elizabeth a Washington. Per liberare il poeta da questa condizione, il giovanissimo Vanni si impegna raccogliendo firme, petizioni consegnate all’allora ambasciatrice Clara Booth Luce. E finalmente il poeta è liberato. In questo impegno Vanni si trova al fianco della figlia di Pound, Mary de Rachewiltz, che diventa una sorella per lui. Insieme cureranno poi l’edizione della prima edizione italiana dei Cantos e Mary è anche il tramite per cui la cultura anglosassone entra nelle edizioni Scheiwiller (Pound e Eliot e William Carlos Williams ecc.). Vanni ristamperà anche la prima raccolta di Pound uscita a Venezia (A lume spento: 1908-1958, a cura di Vanni Scheiwiller, All'insegna del pesce d'oro, Milano 1958). Gli interessava il poeta, tra i fondatori della poesia novecentesca, il suo amore per la cultura cinese; giudicava bizzarre le idee politiche ma pubblica ugualmente i saggi dell’ispiratore di Pound, lo svizzero Ritter, scatenato contro lo strapotere dell’usurocrazia finanziaria... tema assai d’attualità anche oggi.

In un tuo lavoro parli di Vanni come editore europeo, capace di fare scouting di autori stranieri all’epoca sconosciuti in Italia. Ci puoi fare qualche esempio?

È importante l’attenzione portata per esempio alla “generazione del ‘27” spagnola, cacciata dal franchismo dalla Spagna; in questo quadro si situano le edizioni di Pedro Salinas, Rafael Alberti, ma specialmente di Jorge Guillén di cui pubblica nel 1968 Aire nuestro, ossia l’opera completa in un volume di quasi un migliaio di pagine e solo in spagnolo... Dopo il matrimonio con l’artista polacca Alina Kalczynska nel 1980, la cultura polacca entra a pieno titolo nelle sue edizioni, con le prime edizioni italiane di due Premi Nobel, Czesłlaw Miłosz e Wislawa Szymborska, diventata la poetessa più letta e amata in Italia, o del poeta di Leopoli, Zbigniew Herbert; lo stesso lavoro di scouting lo compie con un altro Premio Nobel, l’irlandese Seamus Heaney. Questa sua ampiezza di orizzonti nonostante la dimensione artigianale del suo lavoro di editore (almeno fino alla nascita della Libri Scheiwiller, il secondo marchio nato nel 1977) spiega la quantità di mostre delle sue edizioni non solo in Italia ma anche all’estero: cito a caso Lugano, Varsavia, Parigi, New York, Mosca ecc.

Tra i grandi meriti di questo editore spicca anche la passione per la poesia dialettale. Ritieni che sia corretto affermare che egli ha contribuito a sdoganarla rendendola importante come la poesia in italiano?

La curiosità e l’attenzione che egli porta alla cultura regionale, da nord a sud, lo porta a una capacità di ascolto delle voci che si esprimono ancora nei dialetti, lingue di poesia minacciate d’estinzione; questo spiega i tanti volumetti dedicati a Biagio Marin (la prima raccolta esce a cura di Pier Paolo Pasolini) piuttosto che ad Albino Pierro, il poeta lucano di Tursi, o all’istriano Ligio Zannini, o al milanese Piero Marelli, sino alla bresciana Franca Grisoni o al ticinese Orelli o al salentino De Donno e via seguitando. Sotto questo profilo il suo catalogo è il più importante repertorio delle lingue poetiche del ‘900 italiano.

Un’ultima domanda. Ci puoi parlare del film documentario su Vanni che sarà presentato a Roma, in anteprima nazionale, giovedì 28 aprile alle 17, presso l’Accademia Nazionale di San Luca?

La moglie di Vanni, Alina Kalczynska, non ha mai smesso dopo la scomparsa del marito di occuparsi della migliore collocazione e valorizzazione della sua eredità culturale; anche questo film documentario si pone in questa direzione, recuperando spezzoni di interviste rilasciate da Vanni, intercalate con testimonianze di amici e collaboratori di lunga data e inserite in un ordine cronologico temporale scandito dai suoi libri. Esce un’immagine affettuosa, di un uomo capace di cogliere la sapienza artistica o “la grana della voce” di un poeta, ma anche la bellezza di un’Italia così varia e ricca, che egli coglie, per far solo un esempio, nei tanti presepi regionali che egli collezionava con passione e occhio di intenditore (e a cui naturalmente dedicò una collana, Presepi, interrotta dalla sua scomparsa...).

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