“Le energie invisibili”.
Carlo Pulsoni intervista Luca Contieri

 

(Foto di Mimmo Lanzafame)

Luca Contieri ha iniziato la sua carriera nel 2010, lavorando con case di produzione e agenzie di comunicazione, ricoprendo diversi ruoli, dalla ripresa, al montaggio, alla regia, imparando le tecniche e il sistema delle produzioni pubblicitarie e cinematografiche. “Le energie invisibili - Da Milano a Roma in cammino” è il suo primo documentario. Ha trovato nel cammino la possibilità di iniziare ad esplorare tramite filmati il vasto campo della spiritualità. Il suo obiettivo è ricercare ciò che di vero c’è in questo settore, tramite la chiave della semplicità.

Dopo decenni di totale trascuratezza, mi fa piacere che nell’arco di un paio di anni sia stato girato un altro docufilm dedicato alla Via Francigena. Il tuo “Le energie invisibili” ci parla del tuo percorso, rigorosamente a piedi, da Milano a Roma. Ci puoi dire com’è nata l’idea di girare un film documentario su questo percorso?

Nel 2015 ho fatto il Cammino di Santiago e sin dal primo giorno avevo voglia di raccontare in qualche modo il punto di vista del pellegrino. Con il passare dei giorni avevo chiaro in mente che non l’avrei fatto su Santiago, ma su un percorso meno conosciuto e per me più rappresentativo. Dunque, la scelta è stata sul cammino da Milano (dove vivo) a Roma (dove ho vissuto). Oramai le due città sono sempre più vicine con i treni alta velocità, ma cosa c’è in mezzo? Questo è quello che mi è piaciuto scoprire e far scoprire con il documentario.

(Foto di Mimmo Lanzafame)

Io credo che in mezzo alle cose risieda veramente la bellezza, ma spesso la dimentichiamo perché abbiamo fretta di arrivare dal punto A al punto B. Ci passa davanti agli occhi e non la vediamo perché andiamo troppo veloci. Mi piace la figura del pellegrino, perché, a prescindere dal suo credo, è un ricercatore sul campo di questa bellezza. Non è un documentario sulla Via Francigena, ma la Via Francigena è stato il percorso grazie al quale questo progetto è stato possibile.

Sei partito da Milano con Mimmo Lanzafame, autore delle foto presenti in questa intervista. Ci parli di lui?

È un mio amico fotografo e pellegrino. Nel docufilm è l’unico pellegrino presente dall’inizio alla fine del viaggio e racconta quello che man mano succede fuori e dentro di lui. Ha realizzato un progetto fotografico su questo cammino, alcune foto corredano questa intervista mentre la raccolta fotografica intera si può vedere qui:
https://maptia.com/girolamolanzafame/stories/da-milano-a-roma-in-cammino-frommilantoromewalking

Quali sono le modalità con cui hai girato il docufilm?

Il docufilm è stato girato senza alcuna pianificazione, non è stato preso nessun accordo preventivo con le persone intervistate. Io e Mimmo siamo usciti di casa e abbiamo iniziato a camminare. L’ho fatto perché ho voluto lasciare al caso il succedersi degli eventi e degli incontri, per provare a me stesso che il caso non esiste.

Quanto è “trafficata” la Via Francigena?

Dopo i primi giorni solitari abbiamo incontrato altri pellegrini con i quali ci siamo uniti, con alcuni magari solo qualche ora, con altri giorni interi. Non pensavo ci fossero così tanti camminatori, specialmente nel tratto da Lucca a Siena le ospitalità erano quasi tutte piene. Abbiamo persino incontrato due pellegrini, Tristan dall’Inghilterra e David dall’Australia che sono partiti il nostro stesso giorno da Milano verso Roma. Quello dei cammini è un micromondo in espansione, chi è fuori non immagina quanto possa essere vasto, chi è dentro non si capacita che siano ancora in tanti a non essere a conoscenza di questo mondo. Col documentario ho provato ad espandere la conoscenza di questo tipo di viaggio oltre la cerchia degli appassionati, assecondando una tendenza che è tuttora in crescita.

Il percorso della Via Francigena non ha certamente nulla da invidiare al Cammino di Santiago, eppure continua a essere totalmente ignoto ai nostri stessi connazionali. Nel film si dice perfino “Non mi sembra di essere in Italia”. Quali sono, secondo te, le differenze salienti tra il Cammino di Santiago e La Via Francigena?

È vero che il Cammino di Santiago è più conosciuto, ma proprio per questo sta smarrendo il suo significato originario. È un pellegrinaggio verso le spoglie di San Giacomo, ma questo è ormai passato in secondo piano. La Via Francigena, d’altra parte, anche se meno conosciuta e forse proprio per questo, è molto più vicina al senso originale del pellegrinaggio. È selvaggia di giorno lungo boschi, sentieri aridi e vecchie mulattiere, ma confortante di sera negli ostelli per pellegrini che mantengono la tradizionale intimità dell’accoglienza. L’arrivo verso le spoglie di San Pietro si sente eccome, anche chi magari non è credente avverte questo senso del sacro. Forse ci sarà un giorno in cui la Via Francigena supererà in fama il Cammino di Santiago, ma sono pronto a scommettere che molti rimpiangeranno i bei vecchi tempi in cui era poco conosciuta.

Mi auguro che questo tuo docufilm possa sensibilizzare il recupero di questa via antica; in una sorta di articolo provocazione
(http://insulaeuropea.eu/letture/francigena_pulsoni.html) mio fratello Enrico suggeriva di riempire “la Francigena d’arte. In questa maniera l’antica via percorsa dai pellegrini diretti a Roma aggiungerà alla bellezza degli splendidi scorci naturali e storici il valore aggiunto di un vero e proprio museo nel paesaggio”. Quali sono a tuo avviso i passi da compiere per conferire ulteriore importanza al percorso?

Ci sono tante persone che singolarmente si stanno dedicando a valorizzare artisticamente la Francigena. Oltre a me e Fabio Dipinto tramite docufilm, c’è un artista, Andrea Libratti, che ha realizzato dei bellissimi affreschi su alcune strutture lungo la Via (che io sappia la casa del pellegrino di Valpromaro e la Domus Peregrini di Montefiascone). Il vj Marco Maccarini ha fatto diversi video e dirette sui social durante la sua camminata nella Francigena Toscana. L’associazione fotografica Lunica di Pontremoli organizza mostre e contest fotografici a tema. L’associazione Visionaria di Siena ha bandito un contest per cercare filmaker per realizzare film sulla Francigena. Sono sicuro che c’è molto più di quello che so. Il fermento è tanto, ma non c’è ad ora un movimento artistico che unisca tutti, potrebbe esserci in futuro.

Chissà.

Uno dei grossi problemi della Via Francigena è l’assenza di un percorso “ufficiale” unanimemente riconosciuto. Ci puoi descrivere il percorso che hai fatto, visto che nel docufilm compi anche delle deviazioni spingendoti verso il mare?

Il 90% del percorso che ho fatto è stato sulla Francigena, eccetto la prima tappa da Milano a Pavia, dove da lì mi sono collegato alla Francigena e la piccola deviazione in Versilia.

Nel film proponi una serie di interviste a pellegrini, anche stranieri, che hai incontrato lungo il percorso. Conserverai i dialoghi in lingua originale con i sottotitoli o conti di tradurli in italiano?

Il film ha i sottotitoli in italiano nelle parti in cui ci sono stranieri. Inoltre, c’è una versione con i sottotitoli in inglese e sono in preparazione i sottotitoli in francese e spagnolo.

Alla fine del tuo percorso qual è il pellegrino che ti è rimasto più impresso?

Alberto è un pellegrino partito dalla Spagna ormai quattro anni fa e da allora non si è più fermato, camminando senza sosta lungo tutta l’Europa. Ha fatto della Provvidenza la sua ragione di vita, perché non ha denaro con sé eppure trova sempre qualcuno che lo ospita e lo sostenta. Quando questo non succede per giorni ha fiducia che presto i suoi bisogni saranno esauditi.

Cammina per la Pace e ad ognuno che incontra dice che oggi è il più bel giorno della nostra vita. Io credo che sia proprio così.

Hai qualche episodio curioso da raccontarci avvenuto durante le riprese del film?

Ci sono un paio di aneddoti personali che non menziono nel documentario. Mi sono dovuto fermare un giorno in più ad Aulla perché mi si era rotto un molare e sono dovuto andare dal dentista a farmelo estrarre. Guardandola positivamente, per il resto del viaggio ho camminato più leggero.

Un altro giorno a Radicofani mi ha punto un’ape in testa durante la salita e a un pellegrino (Alberto lo spagnolo) gli si è strappato il polpaccio per venirmi a soccorrere. Abbiamo fatto il resto della salita io col mal di testa e lui zoppicando. Ma la bellezza del cammino è che non conta quanto hai sofferto, perché il giorno successivo è sempre una nuova storia.

Mi hai detto che sei in procinto di percorrere Il Cammino di San Benedetto. Anche in questo caso conti di realizzare un docufilm?

Partirò a breve per il Cammino di San Benedetto e porterò con me la videocamera, per fare delle riprese con le medesime modalità del progetto precedente. La mia intenzione è fare un breve documentario sul tema della ricostruzione, sia esteriore che interiore, se Dio vuole.

Link al trailer del docufilm:

https://www.youtube.com/watch?v=bTM9ZRYw2To

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