Libri d’artista di Alina Kalczynska, di Laura Novati

Presso la Biblioteca di Brera di Milano e nella Sala Teresiana si apre il 14 marzo la mostra di Libri d’artista di Alina Kalczynska che rimarrà aperta sino al 15 aprile 2017. Sarà inaugurata – alle ore 18 – da Giuseppe Appella, curatore della prefazione al catalogo, e da Carlo Bertelli. Una mostra di libri d’artista è cosa rara, soprattutto in Italia, e poi la stessa definizione è ambigua, riassumendo in un’unica categoria opere fra loro assai diverse: essa accoglie infatti il libro accompagnato da un’incisione, un disegno, un acquarello ecc. come il libro che nasce come vera e propria opera autonoma in cui si incontrano la parola e il segno, il testo e l’espressione artistica. È questo il caso dei libri d’artista di Alina Kalczynska, specialmente di quelli nati nell’ultimo decennio. Chiediamo all’artista di parlarci di questa mostra e del cammino compiuto attraverso questo particolare e raffinato genere artistico.

(Foto di Marirosa Ballo)
 

 

Quando ha cominciato a dedicarsi al libro d’artista?

Nel 1959 mi sono diplomata in xilografia e grafica del libro presso l’Accademia di Belle Arti di Cracovia e dagli anni Settanta ho tenuto più di quaranta mostre personali in Italia, Paesi Bassi, Polonia, Svizzera e ho partecipato (1970-1988) a esposizioni internazionali di grafica a Cracovia, Lubiana, Biella, Carpi, Firenze, Ginevra, Bradford, Heidelberg; nel 1970 ho ricevuto il Premio speciale della III Biennale Internazionale di Grafica di Cracovia e, nel 1973, il Primo Premio al Concorso Internazionale per l’ex libris di Perugia. Dagli anni ’80, dopo il matrimonio con l’editore Vanni Scheiwiller (1934-1999) inizia la collaborazione con mio marito, sia nell’impostazione grafica di collane e volumi, sia con la produzione di libri in cui la presenza di un’incisione, una xilografia dava valore aggiunto all’opera pubblicata. Questo tipo di produzione, spesso legata a una committenza o a eventi speciali, era peraltro già ben presente nelle edizioni All’Insegna del Pesce d’Oro e Libri Scheiwiller. Il primo mio libro d’autore è un libretto d’occasione, per le nozze di Marina Gersony e Edoardo Lentati, nel 1979, ma a poco a poco, negli anni successivi, il corredo di xilografie o matite colorate che ornano e interpretano preziosi libretti di grandi autori, Czeslaw Milosz o Zbigniew Herbert o Wislawa Szymborska o Ezra Pound, André Frénaud, Bao Chang, per citarne solo alcuni, portano gradualmente alla realizzazione di veri e propri libri d’artista in cui parola e immagine hanno pari importanza nel costruire una nuova opera che li incorpora e li illumina.

Siamo però sempre nel libro + opera d’arte allegata; quando avviene la svolta, la creazione di un libro d’autore vero e proprio?

Il punto d’avvio di questo mio nuovo percorso è Sessanta sigilli, 1994, un libro in esemplare unico ideato, dipinto, scritto con calligrafie e con sigilli cinesi stampati a mano; un libro dono per i 60 anni di Vanni Scheiwiller. Da allora il libro d’artista si fa sempre più spesso libro d’autore (autrice in questo caso…) diventa impegno costante e ricerca continua di luce, di trasparenze, di voluta interazione tra acquarello, carta, collage, intaglio e – spesso – manoscritto: è il caso di Trittico di Wislawa Szymborska, di Ballata della donna e del mare di Silvana Lattman, di Inny swiat di Gustav Herling-Grudzinski, di Luciano Erba manoscritto, di Pioggia di Kengiro Azuma, per ricordarne alcuni, tra i più felici e preziosi, almeno per me. Il numero delle copie si riduce via via sino a diventare opere in due copie (per il poeta e per l’artista) o a volte in copia unica.

Libro come vero e integrale oggetto d’arte dunque. Ci sono però dei nuclei tematici “forti” anche per quello che riguarda il testo di provenienza (che è quasi sempre, va detto, un testo poetico) che determinano la scelta degli autori e delle opere. Forse il più significativo è quello dedicato alla cultura polacca.

Da quando mi sono stabilita in Italia ho cercato costantemente di mettere in comunicazione la cultura polacca – all’inizio degli anni ’80 ancora abbastanza sconosciuta, almeno a livello di pubblico in Italia – e la cultura italiana, in questo assecondata pienamente da Vanni che era estremamente curioso e attento a cogliere ogni sollecitazione. Lo stupore generale all’indomani del conferimento del Premio Nobel a Czeslaw Milosz nel 1980, quando mi ero appena stabilita a Milano e ancor più quando fu conferito nel 1996 a Wislawa Szymborska ne sono prova eloquente. Nel 1996, l’unico volume di poesie della poetessa pubblicato in Italia era Gente sul ponte, edito da Libri Scheiwiller. Con Vanni abbiamo fatto più di venti viaggi in Polonia e ogni volta tornavamo con progetti e nuove amicizie. È stato perciò quasi naturale per me creare libri d’artista per poeti polacchi: Julia Hartwig, Zbigniew Herbert, Czeslaw Milosz, Wislawa Szymborska. Trittico, tre poesie di Wislawa Szymborska, tre collages di Alina Kalczynska, si aggiudica nel 1998 il Premio per la veste grafica, assegnato dall’Associazione Polacca degli Editori di Varsavia.

Il legame specialmente con la poesia polacca porta ad alcune tra le più belle opere esposte in questa mostra, ma c’è pure un altro filone importante, specialmente nell’ultimo decennio, che emerge con continuità e persistenza d’ispirazione: esso riguarda la Puglia o, meglio, la Terra d’Otranto.

Dagli anni ’80, Otranto diventa per me e per Vanni luogo di lunghi e amati soggiorni estivi, ma si presenta anche come vero spazio di ricerca sui materiali (la carta preparata a mano, per esempio) e consente un inesausto lavoro di acquarello che fra tante, tantissime prove porta alla fine a libri che sono esemplari unici: li penso come partiture musicali a partire da Acquarelli, 2001 seguito da Mediterraneo, 2002, da Lettere dalla Puglia, 2005, a Ibn Kemal, Il suo nome è Otranto, 2009.

Quante sono le opere esposte in mostra?

La complessiva produzione esposta in mostra accoglie 50 opere che coprono il periodo 1979-2015; dal citato volumetto d’esordio alla Polifonia, 2014 (sei tavole sciolte con collage e intagli) e alle Dodici poesie di Wislawa Szymborska. 23 sono le opere realizzate con Vanni editore, le altre sono invece pubblicate da me mantenendo il logo All’Insegna del Pesce d’Oro. Nella mostra espongo anche cinque incisioni e cinque acquarelli che servono come specchio per documentare il parallelo percorso compiuto attraverso il libro d’artista e d’autore.
Libro d’artista dunque, ma soprattutto libro come opera d’arte che segue l’itinerario di un’artista capace di leggere sia le voci di grandi poeti sia le luci mutevoli di una terra assolata.


Alina Kalczynska, L’arte del libro, Roma, Edizioni della Cometa, 2017, pp. 72

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