L’ABBAZIA DI SPINETO MILLE ANNI DOPO:
GRAZIA MARCHIANÒ CONVERSA CON MARILISA CUCCIA

L’Abbazia di Spineto sorge solitaria, in una piccola valle ai piedi del Monte Cetona, nel territorio del borgo di Sarteano che in prossimità di Radicofani incrocia la via Francigena, itinerario primario di pellegrinaggio nell’alto Medioevo e di collegamento tra l’Europa continentale e Roma. Fondata negli anni ottanta del Mille come abbazia vallombrosana della S.S. Trinità, per volontà di Willa, vedova del conte Pepone I Manenti di Sarteano, fu per secoli un cenobio di regola benedettina, poi cistercense, fervido di studi, coltivazioni agricole e accoglienza ai pellegrini, in una perfetta fusione di vita attiva e contemplativa. Difficile immaginare che dopo quasi un millennio, l’Abbazia col suo complesso monumentale, le case coloniche e i terreni, potesse rinascere a nuova vita come un centro polivalente di attività culturali, artistiche e educative, e di incontri scientifici all’avanguardia, grazie ai suoi coraggiosi e illuminati proprietari, Marilisa Cuccia e il marito Franco Tagliapietra, approdati dal Veneto negli anni Ottanta del Novecento. La dottoressa Marilisa Cuccia ha gentilmente risposto ad alcune domande sulla svolta impressa alla sua vita dall’incontro fatidico con l’Abbazia di Spineto, e sulla costellazione di progetti e iniziative che da questo industrioso e felice lembo della Toscana meridionale si irradiano oggi in Italia e nel mondo.

 

Nel Suo contributo, “La vita mille anni dopo” al volume “L’Abbazia di Spineto. Storia, architettura e territorio, restauro” (2007), confessa che al primo contatto con il sito di Spineto, lo sentì carico di energie positive, e che fu questa folgorante impressione a indurre Lei e Suo marito a immettere nuova vita in quelle pietre mute facendo di un luogo da sempre dedicato alla ricerca interiore e al lavoro manuale, un centro operoso improntato alla qualità in tanti settori. Quale è la filosofia del riuso applicata alla rinascita di Spineto?
Credo che quell’energia avvertita nel primo incontro,oggettivamente esista; tutti la percepiscono arrivando qui. É l’energia che ci ha spinto a vivere questo restauro in profondità come l’esperienza più eccitante e appagante della nostra vita. La filosofia del recupero e del riuso che abbiamo seguito si può benissimo riassumere in tre concetti: verità, rispetto, e coerenza. «Verità» perché abbiamo accettato ciò che il tempo ha lasciato in questo luogo, senza aggiungere nulla di rifatto e quindi falso, lasciando individuare chiaramente la data contemporanea degli interventi necessari operati sulle strutture. «Rispetto» perché ogni segno, ogni testimonianza anche la più piccola della vita dei monaci è stato conservato, valorizzato o quantomeno evidenziato. «Coerenza» perché abbiamo scelto per la rinascita - mi piace questa definizione! - solamente attività che in qualche modo si ricollegano al passato, sia per quanto riguarda i contenuti che per lo schema organizzativo. Un illustre urbanista, il professor Corrado Beguinot definisce le Abbazie «siti del fare e del pensare», ed è proprio così oggi come circa mille anni fa; questo è quello che abbiamo sognato mentre restaurando le pietre, cercavamo la «chiave» per ristabilire un equilibrio e una connessione tra passato e futuro. Se l’Abbazia un tempo fu un punto di riferimento per lo studio e la conoscenza, noi oggi ci impegniamo per distribuire cultura, organizziamo incontri interdisciplinari di scienza, arte e spiritualità, ospitiamo eventi di alto livello scientifico e stage di formazione con una formula di ospitalità diffusa che non abbiamo esitato a chiamare campus. Se l’Abbazia era un centro di operosità agricola sotto l’insegnamento e la guida dei monaci, oggi le terre che si estendono per oltre ottocento ettari sono coltivate con massima apertura all’innovazione e, al tempo stesso, vigile attenzione alla integrità del paesaggio e dell’ambiente scegliendo metodi di coltivazione biologica.

L’abbazia di Spineto accoglie periodicamente congressi scientifici. Accanto ai convegni si svolgono nel corso dell’anno incontri interdisciplinari a ingresso libero su temi di grande impatto sulla sensibilità contemporanea. Che tipo di pubblico li frequenta?
E’ stato per noi sorprendente constatare quanto è sentito il bisogno di cultura e di approfondimento. Quando abbiamo iniziato a progettare un calendario sistematico dei nostri incontri, non ci illudevamo di attirare tanta attenzione, abbiamo invece visto espandersi sempre più il gruppo dei frequentatori abituali; è un pubblico fatto oltre che di addetti ai lavori, anche di persone di età media, provenienti da formazione varia, che amano seguire con curiosità e attenzione, direi eclettica, i temi molteplici che stiamo proponendo. Ma l’aspetto decisamente più incoraggiante è la partecipazione dei giovanissimi; infatti vediamo in sala studenti liceali, che sono preparatissimi! Addirittura i Licei Poliziani, grazie ad una ammirevole disponibilità del dirigente scolastico, dedicano molta attenzione ai nostri incontri, preparando gli studenti in classe perché possano seguire con cognizione di causa gli argomenti che via via trattiamo. A conclusione di ogni incontro diamo sempre spazio ad una conversazione “circolare” per dare modo al pubblico di confrontarsi con i relatori, e notiamo che mentre la maggior parte dei presenti ha un po’ di resistenza nel porre quesiti, forse una forma di ritegno o, possiamo dire, di soggezione, i ragazzi liceali invece non esitano ad intervenire, con una padronanza di linguaggio e una preparazione che spesso ci lascia di stucco.

Vorrebbe sintetizzare la Sua visione di un’educazione alla qualità, e quale è l’iniziativa promossa a Spineto che ritiene più promettente nel campo dell’educazione?
Ricerca di qualità significa per me perseguire un miglioramento continuo dello stile di vita, dove si interconnettono e si integrano continuamente cultura scientifica, umanistica e tecnologica. Credo che la salvaguardia di una dimensione spirituale, la ricerca di armonia e bellezza, nel senso più ampio del termine, siano alla base della compatibilità di ogni nostra azione con il rispetto di quanto ci circonda e di ciò che ne consegue. Penso che, in fin dei conti, potremmo considerare l’educazione alla qualità come una sorta di missione laica in cui credere. In un’ottica di coerenza con il passato e con il luogo, ci è sembrato quasi doveroso dare uno scopo sociale ad una parte delle nostre attività.
Così abbiamo provato a lavorare per la qualità di vita dei bambini, il futuro della nostra società.
Da dodici anni siamo impegnati nel progetto “Mangiocando“ dedicato all’educazione alimentare di alunni della terza e quarta classe della scuola primaria – il progetto è stato inserito a tutti gli effetti nel programma scolastico dei comuni di Sarteano, Cetona e San Casciano dei Bagni – circa 180 bambini seguono il nostro programma, secondo un format che è andato sempre più arricchendosi di contenuti. Educando i bambini ad una cultura del cibo li educhiamo ad uno stile di vita che loro inevitabilmente trasmettono anche ai genitori e alla famiglia in genere; devo dire che con grande soddisfazione abbiamo visto molte abitudini modificarsi, grazie al nostro «lavoro». Quest’anno, il dott. Giorgio Ciacci, direttore scientifico del progetto, incoraggiato dai risultati che stiamo ottenendo ci ha proposto di inserire il progetto in un contenitore più ampio per estendere anche ad altre fasce di popolazione il vantaggio di questa forma di educazione. Così è nata l’associazione Elea con sede a S. Quirico d’Orcia, che accoglie al suo interno ottime professionalità. Elea si pone uno scenario più diversificato rispetto al percorso scolastico, per dare all’educazione alimentare un ruolo più ampio, dalla divulgazione scientifica, al counseling nutrizionale, per creare sensibilità e consapevolezza, fornire informazioni scientificamente fondate ai consumatori, ma anche a tutte le realtà imprenditoriali che sono coinvolte nella produzione e distribuzione degli alimenti. L’obiettivo principale è la prevenzione delle patologie diffuse, come l’obesità, il diabete, le malattie cardiovascolari, le neoplasie. In parallelo, dall’insegnamento al rispetto del cibo e delle sue stagioni, da un impegno a ridurre gli sprechi ci si attende un vantaggio per l’ambiente.

Nella connessione di Spineto con il borgo di Sarteano e il territorio, ci può anticipare in che cosa consiste il progetto in divenire di «distretto culturale»?
Spineto è un piccolissimo lembo di terra inserito per nostra fortuna in una vasta area incontaminata, che dal 2013 è divenuta la prima vasta area «carbon free» d’Europa grazie ad un progetto virtuoso della Provincia di Siena, al quale abbiamo partecipato con entusiasmo. Lo stesso territorio conta ben quattro siti Unesco, ha una rete di musei, di numerosi piccoli preziosi teatri, ereditati per lo più dalle Accademie settecentesche o da iniziative delle nobili famiglie del tempo; alla bellezza e alla ricchezza integra del paesaggio queste terre aggiungono forse la più alta concentrazione di beni artistici e archeologici del mondo e una grande cultura dell’attività agricola, un profondo amore per la terra e per i suoi prodotti. In considerazione di un paniere così ricco di risorse, del desiderio di valorizzarle come forza motrice di nuovi sviluppi e, in considerazione, anche questo va detto, del dialogo positivo con il nostro giovane Sindaco e altri giovani Amministratori locali, qualche mese fa in occasione del convegno “LE NOSTRE TERRE” organizzato nel Comune di Sarteano, ho proposto l’idea di un grande «distretto culturale» dove sulla falsariga del distretto industriale, si utilizzi in loco la nostra più grande risorsa: la cultura, nel senso più ampio del termine. Per ora è solo una visione, sulla quale si deve lavorare fortemente con l’appoggio delle istituzioni pubbliche. Sogno per queste terre, non turisti, ma VIAGGIATORI (viaggiatori alla Goethe, per intenderci) che amino sostare in questi luoghi e goderne “consapevolmente” le vere ricchezze. Chissà …

Nell’ottobre 2013 l’Abbazia di Spineto-Incontri e Studi in collaborazione con Aboca for ecology e il Comune di Sarteano ha conferito il premio internazionale di ecologia umana al fisico Fritjof Capra, per i suoi sostanziali contributi alla delineazione di un ‘nuovo’ pensiero sulle connessioni dei sistemi viventi, e la necessità di rettificare gli squilibri di una società globale. Da quale esigenza nasce l’idea di questo premio annuale? Quali valori aggiunti Lei vede in una ecologia qualificata come ‘umana’?
Diciamo innanzitutto che più che di un premio, si tratta di un omaggio, un riconoscimento che umilmente tributiamo a un personaggio che si distingue per il suo insegnamento/esempio profondamente ecologico. Abbiamo voluto creare questo «premio» con l’intento di dare un segnale che parte dal basso, dal cittadino privato che sente le istanze dell’ambiente, che non vuole considerare il problema della salvaguardia dell’ambiente affidato soltanto ai grandi sistemi, come affare pubblico ma come un enorme problema del quale ognuno di noi deve farsi carico per quello che gli compete. Nell’ecologia definita «umana» il valore fondamentale aggiunto che vedo, sta nella concezione del rapporto tra uomo e ambiente, che si modifica sostanzialmente nel movimento in cui l’uomo non vede più l’ambiente come entità separata da sé, ma lui stesso si considera parte dell’ambiente, approdando a una concezione olistica.

C’è spazio per la creatività artistica nelle iniziative di Spineto?
Queste terre offrono gli scenari più adatti ad esprimere l’arte nelle sue molteplici forme. Sono ora venticinque anni che abbiamo scelto Spineto come nostra dimora: ancora prima che il restauro fosse terminato, giovani attori frequentavano laboratori di teatro fortemente voluti da Maria Claudia Massari e da me, con sistemazioni quasi di fortuna, mentre ancora era tutto un work in progress. La compagnia Corps Rompu nel 1993 mise qui «le tende del cuore» come le definì felicemente Maria Claudia, e da allora centinaia di giovani provenienti da tutto il mondo, hanno vissuto e continuano a vivere qui esperienze indimenticabili, catturando l’energia del luogo, sotto la guida di grandi maestri di teatro e teatro-danza. Accanto ai laboratori di formazione e specializzazione teatrale, da un anno con il regista Marco Filiberti è nata un’altra realtà «Le vie del teatro in terra di Siena» per la produzione di qualificati “accadimenti” teatrali, e i laboratori sono destinati di volta in volta, alla preparazione di una ben precisa performance; il paesaggio sconfinato della Val d’Orcia offre uno straordinario palcoscenico naturale. La musica di ogni epoca dal barocco al jazz, concerti, laboratori di ricerca, hanno attraversato in tutti questi anni gli spazi di Spineto; il Confinensemble da oltre vent’anni lo considera luogo eletto dove sperimentare, suonare e registrare. E così mostre di arti visive, laboratori di artigianato artistico, incontri aperti ad ogni input proveniente da molteplici fonti culturali, tutto in un eccitante succedersi continuo.

I processi vitali delle piante sono al centro di una Sua spiccata ‘curiosità’ non solo scientifica. Quale insegamento ha tratto dalla vicinanza con la terra?
Ogni giorno dedico il tempo che posso, mezz’ora, un’ora, al mio arometo, al suo silenzio e alla sua magia. Osservo anche il più piccolo frammento di quel mondo, il più impercettibile mutamento da un giorno all’altro, l’avvicendarsi dei profumi. É il giardino della mia meditazione, il mio spazio per contemplare, potrei dire lo spazio per una preghiera atipica, un dialogo speciale e silenzioso; e lì, come del resto anche quando entro nel bosco, imparo ad approfondire il rispetto,anzi a “condividere” questa rete vivente che non finisce mai di stupirci.

C’è un’immagine complessiva delle attività dell’Abbazia consultabile online ?
Nel nostro sito abbiamo cercato di dare una visione il più possibile completa del piccolo mondo di Spineto e della sua vita; nella pagina iniziale c’è una “bacheca“ virtuale dove inseriamo l’annuncio di tutte le iniziative che andiamo organizzando nell’arco dell’anno: www.abbaziadispineto.com / email: marilisa.cuccia@spineto.net.

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