“L’est nell’ovest” (Università di Verona, 6-7 dicembre 2016)

 

Nelle quasi tre decadi trascorse dal crollo del Muro di Berlino le relazioni tra est e ovest dell’Europa hanno subito cambiamenti profondi. L’apertura delle vecchie frontiere e il proseguimento del processo d’integrazione europea che ha seguito la fine della Guerra fredda e della divisione ideologica ha riportato vigorosamente l’est al centro della sfera d’interesse occidentale, ridefinendo le stesse categorie di est e ovest e dando vita a nuove topografie culturali e ibridazioni identitarie inedite.

Se è vero che durante la Guerra fredda una conoscenza approfondita dell’est non era considerata opportuna, né veniva incoraggiata, altrettanto evidente è il fatto che da sempre il discorso che l’ovest ha prodotto sull’est (così come quello dell’est sull’ovest) si è spesso contraddistinto per genericità, per un ricorso diffuso a stereotipi, se non per ostilità. Ancor oggi la vecchia “libera Europa” pecca spesso di cecità rispetto alle distinzioni storiche e culturali tra paesi vecchi e nuovi dell’Europa centro-orientale, dei Balcani, dei Paesi Baltici, della Russia e della RDT. La cortina di ferro identificava uno spazio dimostrativamente ‘altro’ sul piano ideologico e perciò omogeneo e rassicurante, facile da delimitare e utile per una speculare definizione dell’Occidente. La sua dissoluzione ha condotto alla frammentazione e al problematico riposizionamento del sé e dell’altro all’interno delle coordinate est-ovest, dentro e fuori uno spazio europeo in rapido cambiamento. Una ridefinizione difficile, percorsa certamente da nuove forme di ibridazione identitaria transculturale, ma anche dalla nostalgia dell’Europa ristretta della Guerra fredda, dall’ansia di costruire nuovi muri e d’individuare nuove alterità, dal diffondersi di nuovi e vecchi nazionalismi/imperialismi, come testimoniano l’emblematico caso dei Balcani, della Moldavia e - recentemente - dell’Ucraina. Una ridefinizione che, infine, si nutre delle sollecitazioni provenienti dal rapporto con le cosiddette identità euroasiatiche, la Russia e la Turchia, dalla risemantizzazione dell’eredità storica e culturale dell’impero ottomano e di quello russo (e sovietico) alla luce delle dinamiche europee contemporanee.

La fine dell’influenza sovietica sui vecchi stati satellite ha portato a cambiamenti considerevoli nei rapporti tra Europa occidentale e orientale. Da margine e condizione “altra”, l’est è diventato ovest in termini di ideologia e di legami politici. Allo stesso tempo, però, l’interesse culturale dell’ovest per un est ancora a tratti poco noto non è scemato, ma sembra riproporsi con rinnovato vigore. Infine, i nuovi flussi migratori, determinati da motivi economici, ma anche da ragioni politiche e di guerra (il caso dei Balcani), hanno contribuito a complicare il quadro, esercitando un impatto notevole sui dibattiti aventi come oggetto l’integrazione, i diritti di cittadinanza e le questioni relative alla diversità culturale.

L’obiettivo del convegno è quello di indagare i cambiamenti e le continuità di significato dello sguardo occidentale verso l’est attraverso l’analisi delle sue rappresentazioni letterarie all’interno dei diversi discorsi nazionali e transnazionali. Negli ultimi anni l’intensificazione degli scambi tra est e ovest ha avuto forti ripercussioni nell’ambito culturale, venendo a interessare il teatro, il cinema, le arti visive, ma anche e soprattutto la letteratura, dalle narrazioni dal taglio più prettamente documentaristico tipiche dei resoconti di viaggio, alla realtà fittizia dei racconti e dei romanzi. In particolare, la contaminazione conseguente alle migrazioni dall’Europa dell’est ha dato vita a nuove ibridazioni identitarie e culturali, e con esse a nuovi stili e modalità di espressione, finendo con l’annullare le usuali distinzioni tra prospettiva interna ed esterna, tra realtà, stereotipo e immaginazione. A tutt’oggi l’est rappresenta per l’ovest non solo uno spazio da (ri)scoprire, ma anche una sorta di specchio per destabilizzare la propria concezione di sé, la propria visione della storia e della tradizione culturale europea.

Si propone la seguente griglia tematica di riferimento all’interno della quale andranno a collocarsi gli interventi:

  • la rappresentazione dello spazio culturale dell’est come strumento di definizione e ridefinizione identitaria. Nello specifico si pensa allo spazio come categoria di una geografia immaginaria, come il luogo nuovo di una mediazione culturale e identitaria.
  • il tema del conflitto in riferimento all’identità culturale. Inteso come impulso critico di cui si vuole mettere in luce il potenziale innovativo, l’idea di conflitto implica una concezione di transculturalità non solo come incrocio e ibridazione culturale, bensì come continuo superamento di limiti e soglie.
  • il confronto con il passato e il tema della memoria, con l’obiettivo di illuminare il divario esistente tra memoria individuale e collettiva, tra narrazione storica privata e quella ufficiale.
  • la costruzione di stereotipi identitari e la loro decostruzione, la capacità di interpretare le differenze.

Per ulteriori informazioni:

gabriella.pelloni@univr.it

manuel.boschiero@univr.it

 

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