Cultura come leva strategica di sviluppo dei territori
di Maura Romano

Maura Romano è socio fondatore di Melting Pro. Laboratorio per la Cultura, ente che si occupa di progettazione e gestione di iniziative culturali anche a valere su fondi nazionali ed europei. È giornalista pubblicista, specializzata in editoria elettronica. Svolge attività di formazione, ricerca e consulenza in progettazione e project management nel settore culturale per enti pubblici e privati. Ha pubblicato diversi saggi e articoli sui settori cultura e ICT.

 

Che la cultura sia una leva strategica per lo sviluppo dei territori è ormai dato certo: si parla di economia della cultura, di imprese creative, di classe creativa come motore di crescita delle ormai note smart cities e sono tanti i rapporti e le ricerche che lo dimostrano con dati concreti. L’accesso alla cultura è valore e il valore è ricchezza.

La leva culturale produce sviluppo del capitale economico di un territorio, del capitale umano dei suoi abitanti, riqualificazione e rigenerazione urbana dei suoi luoghi, vitalità del suo patrimonio identitario tangibile e intangibile. E lo può fare in tanti modi. Pensiamo agli eventi culturali e di spettacolo ed all’impatto che sono in grado di generare.
Non serve andare troppo lontano, possiamo restare in Italia e focalizzare l’immagine di un piccolo paese dell’entroterra sardo di nome Berchidda, conosciuto in tutto il mondo grazie a “Time in Jazz”, festival giunto ormai alla sua ventiseiesima edizione, ideato dal noto jazzista berchiddese Paolo Fresu. Berchidda è un paese della provincia di Olbia-Tempio di meno di tremila abitanti, dall’aspetto grazioso che tuttavia non vanta particolari attrattori turistici e non gode di una posizione privilegiata sul mare pur essendo abbastanza vicino alla Costa Smeralda. Ma all’arrivo del festival, le sue stradine e le sue piazzette vengono letteralmente “prese d’assalto” da un pubblico colto, variegato, proveniente da ogni angolo d’Italia e soprattutto dall’estero, generando energie creative, network, flussi turistici, benefici per ogni singolo cittadino e per l’economia locale.
Altro caso esemplare è l’“Estate romana”, la lungimirante programmazione culturale ideata nell’agosto del 1977 da Renato Nicolini, allora Assessore alla Cultura della giunta di Giulio Carlo Argan, che ha contribuito a “cambiare il volto” delle zone del centro storico della nostra capitale.
O ancora all’illuminato lavoro fatto in Salento di promozione e valorizzazione dei patrimoni legati alla musica popolare tradizionale (musica di tradizione orale, in particolare, ma anche danza) ed alle ricadute positive in termini di turismo culturale generate sul territorio. Potremmo divertirci a passare in rassegna tanti altri eventi realizzati all’interno di spazi urbani abbandonati o in disuso (come gli ex edifici industriali riconvertiti in spazi museali o poli culturali), di aree degradate, di luoghi periferici o marginalizzati, finalizzati alla loro rigenerazione. Potremmo fare mille esempi, in Italia e nel mondo, di sistemi territoriali virtuosi nell’attivare le leve culturali per generare valore e ricchezza.

Ma cosa vuol dire, oggi, per un territorio, promuovere strategie culturali che producano ricadute concrete, un reale impatto e sostenibilità nel tempo?

Da parte delle amministrazioni locali vuol dire innanzitutto avere una chiara “visione culturale” del proprio territorio e la precisa volontà di investire in cultura. Ma non basta. È necessario aprirsi all’ascolto del territorio ed attuare programmazioni che derivino da policy co-partecipate dal basso, orizzontali, duttili. Vuol dire favorire azioni strategiche di sistema tra partenariati pubblico-privati in grado di attivare articolate filiere culturali e correlati processi di cross fertilization. Vuol dire imparare a gestire il processo di responsabilizzazione culturale individuando adeguati indicatori culturali ed elaborando efficaci e specifici strumenti di governance in grado di produrre uno sviluppo sostenibile oltre che partecipato.

Dal canto degli operatori culturali è necessario intraprendere processi di autoimprenditorialità creativa, operando in direzione di uno sviluppo costante di skills manageriali indispensabili per un’organizzazione del lavoro in grado di generare competitività, di dialogare con gli altri attori di sistema, di confrontarsi con asset sovranazionali complessi. Ma anche promuovere azioni orientate all’audience development, che favoriscano l’accesso alla cultura anche da parte di pubblici generalmente non avvezzi ad una fruizione di tipo culturale.

Non basta. I territori, intesi come sistemi, devono essere educati a diventare “ricettivi”, ad acquisire una più ampia “cultura del progetto culturale”, per dirla con un bisticcio di parole. Una sfida, quest’ultima, non banale ma sicuramente stimolante considerando che lavorare sui sistemi culturali significa confrontarsi con la complessità di cui la società contemporanea è permeata ed accoglierla come valore.

Se come ci ricorda la Archer nella sua “Teoria della morfogenesi”, cultura e società sono scindibili solo se si decide di utilizzare un artificio metodologico, se sono l’una lo specchio dell’altra come sostiene la Griswold nella sua “Teoria del riflesso” e se è vero che il sistema sociale in cui viviamo presenta tratti di elevata complessità al punto che per Morin la complessità è il paradigma della condizione umana tout court, va da sé che occuparsi di cultura nel nostro sistema sociale vuol dire occuparsi di qualcosa che presenta un livello di complessità molto elevato. E la complessità, lo sappiamo, se da un lato ci fa provare una sensazione di vuoto di fronte ad una realtà che si sottrae alla nostra capacità di conoscenza e di controllo, nel contempo ci regala occasioni e possibilità nuove, impreviste, fruttuose per tutti coloro che sapranno intravederle. Un’opportunità che i territori devono imparare a cogliere per diventare culturalmente competitivi.
La cultura intesa come leva strategica di sviluppo, affinché abbia un reale impatto e produca valore e ricchezza, va dunque progettata nell’ambito di un sistema complesso, di una società contemporanea caratterizzata dall’incertezza e dalla discontinuità ma dove, come ci ricorda Argano, coesistono spazi di possibilità insondate.

Queste riflessioni scaturiscono dal lavoro pluriennale svolto nell’ambito di un gruppo di project manager che, nel 2011, decide di fondare Melting Pro. Laboratorio per la cultura, organizzazione che aggrega competenze diversificate, complementari e trasversali per offrire un approccio innovativo alla cultura e alle risorse a disposizione per promuoverla, realizzando iniziative progettuali anche a valere su fondi europei. Sono molti i progetti ideati da Melting Pro, finalizzati allo sviluppo dei territori attraverso l’attivazione di leve culturali (per maggiori approfondimenti, si veda la sezione “Progetti” del sito www.meltingpro.org.

Tra i tanti, adempie egregiamente al compito il progetto “INTUS. Intelligenza ambientale, Narratività, Tagging delle risorse Urbane e Sensoristica diffusa”, realizzato grazie ad un finanziamento del MIUR nell’ambito Programma Operativo Nazionale Ricerca e Competitività 2007-2013 Smart Cities and Communities and Social Innovation. Il progetto INTUS si svolge a Corleone, in Sicilia, cittadina nota nell’immaginario collettivo soprattutto per le vicende legate alla mafia. Ma Corleone è molto altro: è ricca di storia, di patrimoni artistici e paesaggistici di rilievo, di tradizioni, di fenomeni e movimenti che da sempre si contrappongono e combattono il sistema mafioso.
Il progetto INTUS, a partire dalla valorizzazione del patrimonio culturale (materiale e immateriale) del territorio corleonese e dalla valorizzazione degli atti del Maxi-Processo a Cosa Nostra istituito nel 1986 dai giudici Falcone e Borsellino e conservati negli archivi del Centro Internazionale di Documentazione sulla Mafia (CIDMA), intende riscattare Corleone dall'immagine stereotipata che l’informazione e il cinema (ad esempio il film “Il Padrino”) hanno contribuito a diffondere nel tempo. Tutto ciò attraverso soluzioni tecnologiche e innovative per la creazione di servizi turistico-culturali basati sulla fruizione esperienziale, granulare e personalizzata dei luoghi. L’intento è quello di disvelare, a partire dallo stato più superficiale degli attrattori e degli itinerari culturali della cittadina siciliana, un livello più profondo della città determinato da identità e memorie di ciascun luogo, coinvolgendo il visitatore in un’esperienza di fruizione emozionante e partecipata. In che modo? Facendo emergere memorie da fonti storicizzate quali archivi, biblioteche, letteratura, testimonianze antropologiche; ma anche attraverso soluzioni di storytelling digitale in grado di “raccontare storie” coinvolgenti sulla città e sui suoi abitanti e attraverso tecniche di intelligenza ambientale in grado di rendere reattivo e partecipante l’ambiente fisico della città, con un continuo interscambio tra visitatori e luoghi di interesse urbani (per approfondimenti).

Altro esempio di progetto culturale in grado di attivare leve strategiche di sviluppo territoriale è “AP Art UP. Gioventù creativa”, realizzato grazie ad un finanziamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù e dell’ANCI.
Protagonisti del progetto i giovani, portatori per eccellenza del un pensiero liquido contemporaneo e principali testimoni delle esigenze espresse dal territorio in cui vivono. L’obiettivo è quello di valorizzare il patrimonio storico, paesaggistico, artistico, urbanistico, architettonico e identitario della città di Ascoli Piceno e di restituire dinamicità ai percorsi turistico-culturali tradizionali attraverso la leva dell’arte contemporanea. A partire da una mappatura ragionata dei patrimoni culturali e identitari del territorio, giovani artisti di tutta Italia hanno lavorato, sotto la guida di maestri ed esperti per restituire alla città nuova produzione artistica che traesse ispirazione dai patrimoni esistenti. Il lavoro è stato svolto all’interno dei Cantieri Creativi di “Scultura”, “Scrittura creativa”, “Design”, “Fotografia” e “Manipolazione dello spazio” che hanno reso possibile l’interdisciplinarità dei linguaggi e delle forme espressive contemporanee. I patrimoni culturali del territorio sono stati dunque trattati come risorse che, attraverso l’apporto dei giovani e azioni integrate e sistemiche fra attori istituzionali, potessero fornire un significativo contributo allo sviluppo locale.
L’arte, intesa come propulsore sociale ed economico del territorio e come strumento di valorizzazione della creatività individuale, si rivela quindi un mezzo efficace per analizzare, interpretare, comprendere e modificare la realtà circostante data la sua capacità di attivare, con la propria ricerca, energie nuove (per approfondimenti http://meltingpro.org/it/progetti/progetti-nazionali/89-ap-art-up-gioventu-creativa).

“Chiudiamo il cerchio” con un progetto che non a caso ha per titolo “Cultura come leva strategica di sviluppo dei territori”, realizzato nell’ambito della Scuola ANCI per giovani amministratori, sostenuto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dall’Anci.
Il progetto prevede un percorso formativo sulla cultura, rivolto a giovani amministratori locali come Sindaci, Assessori, Consiglieri, finalizzato ad un innalzamento della loro capacità del “fare amministrazione” con un taglio espressamente mirato all’ideazione, programmazione e attuazione di interventi di politica locale nel settore culturale. Questo progetto intende agire specificatamente sulla capacità di ideare ad attivare policiy culturali in grado di produrre ricadute ed un impatto concreto sui territori governati da i giovani amministratori locali partecipanti all’iniziativa. Un passaggio propedeutico a tutto il resto, potremmo dire, senza il quale diventa impossibile dotare le città di quella che Carta ha sapientemente definito “armatura culturale” del territorio (per approfondimenti http://meltingpro.org/it/progetti/progetti-nazionali/357-cultura-come-leva-strategica-dei-territori). Affinché i territori possano diventare ecosistemi culturali, epicentri creativi fertili, è necessario aprirsi a nuove letture, a nuovi sguardi, a nuove visioni capaci di generare una vera e propria ergonomia culturale del territorio.

Bibliografia di riferimento

  • Margaret S. Archer (1997), La morfogenesi della società. Una teoria sociale realista, Franco Angeli, Milano
  • M. Carta (2002), L'armatura culturale del territorio. Il patrimonio culturale come matrice d'identità e strumento di sviluppo, Franco Angeli, Milano
  • L. De Angelis, M.F. Pesce, M. Romano (2013), La seduzione dell’europrogettazione oltre il 2.0, Piceno University Press, Ascoli Piceno
  • W. Griswold (2005), Sociologia della cultura, il Mulino, Bologna
  • E. Morin (2011), La sfida della complessità, Editore Le Lettere, Firenze

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