Roma non fu fatta in un giorno: nascita di un programma d’italiano negli Stati Uniti di Chiara De Santi

Chiara De Santi si è laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi di Firenze, conseguendo poi un Masters di Ricerca e un Ph.D. in storia presso l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole, e un Ph.D. in italianistica presso l’Università del Wisconsin-Madison (Stati Uniti). È lettrice d’italiano a SUNY Fredonia, nello stato di New York, dove insegna lingua, cultura, letteratura, cinema e storia italiani. Ha pubblicato su Dante, Anna Banti, Federico De Roberto e Roberto Faenza.

 

Nel 2010, l’MLA (Modern Language Association), ovvero l’associazione americana delle lingue straniere, diffuse una relazione relativa all’anno precedente in cui si evidenziava come l’italiano fosse una delle lingue più studiate nelle università statunitensi dopo lo spagnolo, il francese, il tedesco e la lingua dei segni, con un aumento pari al 3% rispetto al 2006 (Furman, Goldberg e Lusin: Enrollments in Languages Other Than English in United States Institutions of Higher Education). In stati come il New Jersey o New York l’italiano è poi ampiamente presente non solo nelle università e nelle comunità italo-americane, qui fiorenti e ben popolate, ma anche nelle scuole superiori, dove la lingua di Dante viene insegnata con successo.
Quando sono arrivata nel 2009 all’università di SUNY Fredonia, uno dei 64 college del sistema universitario dello stato di New York, l’italiano era insegnato solo due volte all’anno: un primo corso in autunno e un secondo in primavera, pari ai livelli A1 e A2 nel contesto europeo delle lingue straniere (Common European Framework of Reference for Languages). Dopo che nella prima metà degli anni Settanta l’italiano era stato insegnato fino ad otto corsi all’anno, la lingua era sparita dal catalogo sino al suo ripristino negli anni Novanta con i due corsi appena citati. Nel 2009 e ancora oggi, similmente all’italiano, erano insegnati anche il tedesco e il russo, mentre lo spagnolo e il francese rappresentavano, come d’altronde adesso, le lingue forti del dipartimento con delle specializzazioni primarie e secondarie. Per capire l’entità dei numeri, si deve specificare che l’università di Fredonia ha poco più di 5.000 studenti distribuiti su circa 25 dipartimenti, ognuno dei quali ha una o più specializzazioni primarie (Major) o secondarie (Minor). Per rendere l’idea, il dipartimento di lingue ha quattro diversi Major (francese, spagnolo, pedagogia francese e pedagogia spagnola) e due Minor (francese e spagnolo). Ad oggi, circa 42 studenti si stanno specializzando in questi quattro Major.
Come ho anticipato, quando sono arrivata a Fredonia, vicino alle Cascate del Niagara, era l’autunno del 2009 e avevo appena lasciato l’Università del Wisconsin a Madison, dove stavo completando un dottorato (Ph.D.) in italianistica e dove avevo appena trascorso tre anni in una comunità composta da un nutrito gruppo di professori e di studenti di dottorato sia statunitensi che italiani. Se il programma di Madison offre agli studenti una specializzazione universitaria (Major) pari alla nostra laurea di primo livello (anche se è difficile fare paragoni per la diversità dei sistemi), un Masters e un Ph.D. in italianistica, l’università di Fredonia non offriva niente che fosse paragonabile a quello che avevo appena lasciato. Da quell’autunno del 2009 molte cose sono cambiate e vi racconterò, adesso, come siamo riusciti a far nascere un programma e a farlo funzionare.
In un periodo come questo in cui le cosiddette Humanities sono messe sotto assedio, inclusi i dipartimenti di lingue straniere sia nel Nord-America che in Europa (si pensi all’Inghilterra), il caso di Fredonia sembra andare controcorrente. Col supporto del dipartimento di lingue moderne e dell’amministrazione universitaria, dall’autunno del 2009 abbiamo aumentato il numero delle sezioni insegnate annualmente fino a sei di primo semestre e a due di secondo semestre (e talvolta anche un terzo semestre), passando da uno a due docenti a partire dal gennaio del 2014. Oltre alle classi di lingua, per l’interesse dimostrato dagli studenti nelle diverse aree culturali italiane, abbiamo iniziato ad offrire anche corsi di cinema, cultura e letteratura, con un totale di circa 170 studenti all’anno. Con un secondo professore si prevede di aumentare il numero fino a 270-300 studenti annuali interessati ai corsi d’italiano sia linguistici che culturali e letterari. L’offerta curriculare è affiancata da quella effettuata all’estero, e nel nostro caso specifico in Italia. Ogni semestre e anno accademico offriamo, infatti, la possibilità agli studenti di studiare in Italia: accanto ad un corso offerto a maggio per tre settimane a Roma e Firenze, abbiamo stabilito rapporti diretti con l’Umbra Institute di Perugia, mentre siamo in procinto di attivare uno scambio tra la Scuola di Musica di Fredonia, supportata dal nostro programma, e un conservatorio abruzzese.
Accanto all’offerta curriculare, è stato ed è importante mantenere una vivace attività co-curriculare, che è alimentata da tre diverse fonti: il club studentesco, la locale organizzazione italo-americana e le attività organizzate dai docenti nell’ambito dell’università di Fredonia. Un club studentesco dedicato all’italiano era in realtà stato fondato negli anni Novanta del secolo scorso, ma non era riuscito ad entrare, solido e florido, nel nuovo millennio. Nell’autunno del 2010, grazie all’entusiasmo di un paio di studentesse, Gina Lanfranchi e Nicole Ceppaglia, è stato fondato un nuovo club studentesco, che gli studenti hanno deciso di chiamare Unione Italiana. Il club, che è totalmente autogestito, ha accesso a dei fondi messi a disposizione dal college con cui gli studenti finanziano eventi come le cene italiane (generalmente una a marzo e una ad ottobre), i tornei di calcio (uno per semestre), le proiezioni di film e i concorsi gastronomici in collaborazione con altri club studenteschi. Si deve riconoscere che, anche grazie al suo nuovo presidente Jeremy Wilner, l’Unione Italiana sta riscuotendo un notevole successo tra gli studenti con l’aumento costante di nuovi membri, che sono aggiornati settimanalmente se non giornalmente via Facebook e Twitter.
Siamo stati poi in grado di collegare il club studentesco con C.I.A.O. (Chautauqua Italian-American Organization), la locale organizzazione italo-americana. La zona dov’è situata l’università è, infatti, densamente popolata da italo-americani di seconda o terza generazione. Specialmente la cittadina di Fredonia vede la presenza di siciliani provenienti da Valledolmo, in provincia di Palermo, che per la maggior parte,però, oggi non parla più la lingua dei genitori o dei nonni. Come l’Unione Italiana, l’associazione C.I.A.O. offre una varietà di attività che include cene sociali, film, pic-nic, scuole di cucina, viaggi a breve e lungo termine e celebrazioni come quella delle onorificenze fatta assieme al programma d’italiano di SUNY Fredonia: con questa cerimonia si riconoscono, infatti, i meriti e il lavoro degli studenti che si sono distinti nell’ambito dell’associazione studentesca universitaria. Inoltre, a titolo di esempio, è doveroso citare come all’ultima cena organizzata da C.I.A.O. siano venuti anche un paio di studenti dell’Unione Italiana, cementando così il legame tra le due associazioni.
Accanto all’Unione Italiana e a C.I.A.O., ogni semestre sono organizzate molteplici attività all’interno del campus da parte dei professori d’italiano (come la tavola italiana) e questo per rendere il programma visibile e particolarmente attivo. Inoltre, grazie ai fondi a cui viene spesso fatto ricorso attraverso procedure di merito, abbiamo organizzato panel di discussione assieme ad altri dipartimenti sugli studi all’estero o ai sistemi educativi internazionali, mostre con i progetti creativi degli studenti e proiezioni di film, l’ultimo dei quali è stato il documentario musicale L’orchestra di Piazza Vittorio (Agostino Ferrente, 2006), che ha visto la presenza di 40-50 persone tra studenti, professori, personale universitario e membri della comunità, riscuotendo un successo che ha superato le aspettative, come l’evoluzione del programma d’italianistica a Fredonia. Tutti questi sforzi sia curriculari che co-curriculari hanno portato, infatti, nell’autunno del 2012 alla nascita di una specializzazione minoritaria (Minor) in studi italiani con un approccio interdisciplinare, e oggi stiamo assistendo ad un aumento graduale ma costante degli studenti iscritti al Minor: dopo la laurea delle prime due studentesse nel maggio del 2013, oggi contiamo almeno otto studenti che vogliono laurearsi con il Minor in studi italiani ed altri si stanno aggiungendo. La creazione del Minor rappresenta un successo straordinario se consideriamo quello che sta accadendo a molti dipartimenti di lingue e allo stesso tempo dimostra che è possibile invertire la tendenza, se non sempre, almeno in alcuni casi. La ricetta, se ce n’è una? Costanza, entusiasmo e tanto, tanto lavoro!

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