Marco Paone intervista Xesús Manuel Valcárcel

Xesús Manuel Valcárcel (Lugo, 1955) ha insegnato lingua e letteratura galega nelle scuole secondarie, svolgendo inoltre diverse attività nell’ambito dell’amministrazione educativa. Scrittore di lungo corso, si è distinto tanto per la sua opera poetica come per quella saggistica e narrativa, ricevendo diversi premi e riconoscimenti. Fra gli altri è necessario menzionare il premio Celso Emilio Ferreiro per Emaín; il premio Leliadoura per Rosa clandestina; il premio Esquío per A porta de lume; il premio Galicia de narrativa per Contos Nocturnos; il Premio Nacional della critica spagnola per O capitán Lobo Negro. Negli ultimi anni ha svolto un ruolo attivo nella diffusione e produzione letteraria, grazie alla Editorial Bubela SL ed è stato il teorico e fondatore del movimento SENTIMENTALISMO, materializzatosi nelle tre antoloxías de referencia (Fundación, Implantación e Expansión), che offrono un esempio delle sue direttrici attraverso le diverse voci poetiche che vi partecipano.

 

Il terzo manifesto dei fondamenti teorici del SENTIMENTALISMO s’intitola Rebelde Stil Novo (Burela Editorial, 2010), con un chiaro riferimento alla progenie della lirica italiana. A 750 anni dalla nascita di Dante Alighieri, qual è il suo lascito oggigiorno? E qual è la necessità di proporre un rebelde stil novo?

Il lascito di Dante è atemporale e universale. È così importante che ha fissato le regole di tutta la poesia occidentale. Non si possono comprendere poeti come Shakespeare, Quevedo, Verlaine, Rosalía de Castro o Noriega Varela senza tenere in considerazione i poeti che Francesco de Sanctis indica come stilnovisti... Quindi, cos’è che vogliamo cambiare? E perché Rebelde? Il rebelde stil novo apprezza e valorizza, come non potrebbe essere diversamente, tutta questa tradizione e sfrutta giustamente la sua importanza per ribellarsi, non contro di essa, ma contro l’uso e l’abuso che si sta facendo dei suoi principi. Il platonismo amoroso di Dante e la sua concezione come itinerario di perfezione amorosa – presente anche nella lirica provenzale e galego-portoghese medievale – si è trasformata in quella che è la festa degli innamorati, un volgare business. È contro questa banalizzazione e questo volgarizzazione che ci ribelliamo.

Nel primo saggio, pubblicato nel 1997, Animal sentimental, lei parla di una crisi epistemologica della tradizione razionalista occidentale. Oltretutto, sin da allora segnalava l’esistenza di una “etapa de crise” (periodo di crisi), che si materializzava nello squilibrio fra la supremazia dell’economia, i progressi scientifici e i sistemi di convivenza. Qual è la sua opinione a distanza di vent’anni da quelle parole e alla luce degli eventi locali e internazionali a cui stiamo assistendo? In che senso il SENTIMENTALISMO può essere rivoluzionario?

Il SENTIMENTALISMO è un movimento profondamente rivoluzionario perché colloca la persona – e non l’organizzazione, né la società come faceva il marxismo – in primo piano. La persona deve essere al centro di qualsiasi azione veramente rivoluzionaria. In questo modo, si toglie protagonismo alla politica – ne sono cosciente – e lo si assegna all’individuo, al cittadino. Ovviamente difendiamo cause politiche come la Dichiarazione dei diritti umani (1948), la trasparenza e la virtù nella gestione, l’internazionalismo, il limite nella durata dei mandati e tante altre, ma anche cause ancor più umane, che colpiscono la persona in un modo più concreto... ´personalizzato´ potremmo dire: associazione contro le molestie, associazione contro il maltrattamento, ecologia sostenibile, apprendimento cosciente e, soprattutto, il valore e l’importanza della spiritualità come parte fondamentale dell’essere umano. Essere attenti alle persone per esserlo alla politica.

In che misura la via della conoscenza emozionale, partendo da una prospettiva personale, può incitare a dei cambiamenti di valori nella società? È possibile in tempo di crisi economica difendere l’arte come progetto vitale?

La conoscenza sentimentale (differenziamo le emozioni dai sentimenti) è un percorso molto profondo che colpisce la persona in ciò che più gli importa. Rifiutiamo il denaro come unico valore e combattiamo contro una società che consideriamo alienante e abbrutente; la conoscenza sentimentale apre, in primo luogo, le porte dello spirito alla realtà e successivamente alle possibilità di realizzazione che offrono la semplicità, l’edonismo e il senso dell’umorismo. È proprio in tempo di crisi economica quando questi postulati, attraverso l’arte come progetto vitale, acquisiscono pieno significato. È successo in qualsiasi epoca di crisi... soprattutto quando si stringono i bulloni, è ancor più necessaria l’apertura di porte e finestre. Anche solo per far cambiare l’aria.

In termini di ricezione e diffusione, la proposta del SENTIMENTALISMO sta ricevendo l’accoglienza sperata?

Accoglienza straordinaria! Ci sono più persone che bussano alla porta (con mani e piedi, come i romani) di quelle che possiamo accogliere. La direzione ha cercato di preservare sempre, attraverso un comitato editoriale, il marchio avanguardistico del movimento, un club ristretto ed elitario. Questa situazione non è sempre stata ben compresa. La verità è che per il momento non ci interessa ampliare la nomenclatura di autrici e autori, né la base sociale: in parte per paura di perderne il controllo, ma, soprattutto, per evitare lo stravolgimento del suo messaggio e il suo tradimento. È una questione che non ci preoccupa molto.

Nel terzo manifesto si legge che la poesia si offre come “manifestazione artistica d’avanguardia”, che, da un lato, rigetta la costrizione delle forme colte, dell’ortodossia retorica e delle strutture predeterminate e, dall’altro, esplora le potenzialità del ritmo, del simbolo e dell’allegoria alla ricerca del dialogo con il lettore empirico e della comunicazione con il mondo esterno e, incluso, trascendentale. Rispetto alla “otra sentimentalidad” proposta da Granada nel 1983, che ha segnato un cambio di passo nella poesia spagnola degli anni ottanta e novanta, quali sono gli aspetti che le due poetiche condividono? E quali le separano?

Né nella sua genesi, né nei suoi postulati, né tanto meno nel progetto abbiamo nulla a che vedere con la otra sentimentalidad, né con la poesía da experiencia. Per ciò che conosco, queste proposte sono basicamente estetiche. Il SENTIMENTALISMO è una teoria filosofica sull’arte, una teoria sociale rivoluzionaria e una teoria spirituale unificatrice. Il fulcro dell’insieme delle nostre idee è la dimensione spirituale, di cui ne è mostra l’ultima pubblicazione: Antoloxía transcendental (2015). Sono pertanto nozioni, proposte e progetti completamente diversi.
Dal punto di vista estetico, non rifiutiamo le forme colte, bensì il loro inquadramento. Il rebelde stil novo confuta tutti i fattori che limitano la libertà del creatore, in poesia le ‘forme precostitutite’, ciò che noi denominiamo ‘sonettismo’, come simbolo dei concetti aprioristici che condizionano l’arte come la vita. Il rebelde stil novo è l’espressione di un’ansia di libertà estrema. È il creatore chi decide le sue proprie regole, margini e strutture, non le accetta in quanto condizione prestabilita. Creiamo partendo dal ´ritmo interno’, ossia, apprezzando tutte quelle pulsioni che ispirano un’opera e gli danno forma, senza ingessature predefinite, perché pensiamo che ogni opera richiede forme differenti. In tal senso, queste autoimposizioni da parte del creatore servono a trasmettere il messaggio in modo più completo, efficiente e brillante. Rifiutiamo anche la retorica vuota e il criticismo inintelligibile. Il messaggio richiede forma... ma ci deve essere il messaggio.

Il SENTIMENTALISMO ha trovato la sua forma di concretizzazione nelle tre antologie di riferimento, che mettono in relazione gli autori galeghi di diverse età e traiettorie. L’antologia continua ad essere uno strumento utile per la lettura e la scrittura della storia letteraria?

Credo di sì, è stato il modo che abbiamo concordato per mettere in piedi il Progetto, così come la formula per includere autrici e autori di diverse età, con un profilo comune. I periodi di Fundación, Implantanción e Expansión sono sorti di fatto attorno alle antologie e attraverso di esse, grazie a un lavoro eccellente, magnifico, delle persone che vi hanno collaborato.

Lei si distingue per un lungo percorso letterario, una scrittura che è “infinita comprensión / para todos os seres” (infinita comprensione / per tutti gli esseri”), “seguindo os ditados / doutros que me habitan” (“secondo i dettami / di altri che mi abitano”): chi sono queste altre voci che compongono la sua scrittura? Quali sono i suoi riferimenti letterari?

Penso che ogni scrittore scrive a partire dell’alterità, in quanto condizione e capacità per essere altro, distinto. Per ciò che riguarda i miei riferimenti letterari, son tanti, tantissimi, che rinuncio a fare una lista interminabile di nomi. Vanno per epoche, dipende. Fra i tanti italiani, sono stati molto importanti per me Pavese, Calvino e stranamente Dino Buzzati.

Xavier Lama, nell’introduzione all’antologia che rimanda ai poeti più giovani, recupera i seguenti versi di Ismael Ramos come “involontario manifesto generazionale” dell’attuale sentimentalismo: “Falabamos da dor / sen case estragarnos. / Como unha circunstancia. / A finalidade en calquera caso sería / matar o aburrimento. / Que pasase algo. / Sentir algo” (“Parlavamo del dolore / senza quasi accorgercene. / Come una circostanza. / La finalità in qualsiasi caso sarebbe stata / ammazzare la noia. / Che succedesse qualcosa. / Sentir qualcosa”). In che misura oggi c’è bisogno di sentire qualcosa?

Sentire è conoscere. L’importanza dei sentimenti, e delle motivazioni sentimentali, è fuor di dubbio. Però è vero che questa società induce al menefreghismo e all’anomia. Infatti, nel Sentimentalismo parliamo di Apprendimento cosciente, che è un apprendimento sentimentale e trascendentale, una pratica e un immaginario pieni di liberazione personale. Il SENTIMENTALISMO è un metodo, non vende soluzioni istantanee e, in quest’Apprendimento, ogni persona è l’unica responsabile dei suoi progressi e dei suoi fallimenti.

Sulla scia dei versi di Ramos, visto il momento storico dentro e fuori la penisola iberica, crede che in termini sociali e politici ci sia una coincidenza nella dinamica di cambiamento con la semplice intenzione “che succeda qualcosa”?

Oh tempora oh mores! Le ´offerte di cambio´ fanno parte della mercatocrazia politica. Ma sebbene sembrino cani di diverse razze, sono tutti molto simili. È un altro supermercato. Chi controlla realmente i centri decisionali conosce l’importanza di offrire ‘alternative formalmente differenti’, ma che, in concreto e nella prassi, in realtà non lo sono molto. Per questo, reputo sia molto più importante dirigersi alla persona, che è sempre ben più complessa di qualsiasi ideologia. Cambiare la persona è un cambio oggettivamente rivoluzionario. Tutte queste dinamiche orientate verso “l’importante è che succeda qualcosa” propiziano ‘cambiamenti cosmetici’, apparenze di cambio. Sono uno spettacolo gratuito. Ma in questa vita nulla è gratis. Per rendere operativo un cambiamento reale deve cambiare la persona e pagarne ovviamente un prezzo, perché nulla si ottiene per nulla. E affinché si produca questo cambiamento, le persone hanno necessità di riferimenti solidi, di teorie coerenti e serie, e di impegni intransigenti. Ecco il SENTIMENTALISMO!

Scarica l'intervista in lingua originale PDF

 

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported License