Marco Paone intervista Xosé Luís Méndez Ferrín

Xosé Luís Méndez Ferrín (Ourense, 1938) è uno degli autori e intellettuali più importanti e prolifici della letteratura galega contemporanea. Vincitore di numerosi premi, la sua opera si estende dalla poesia al saggio, opera nella quale anche si ritrova parte del suo forte impegno e attivismo politico di sinistra. Dottore di Ricerca in Filologia presso l’Università di Vigo, è stato professore di lettere presso l’Istituto Santa Irene di Vigo. Fra il 2010 e il 2013 è stato Presidente della Real Academia Galega. Dirige attualmente la rivista di pensiero critico A Trabe de Ouro. Dal 1999 è stato proposto varie volte come candidato al Premio Nobel della Letteratura dall’Associazione di Scrittori in Lingua Galega (AELG) e dal Pen Club della Galizia.

 

Per cominciare, lei è uno degli autori e intellettuali più significativi della contemporaneità galega, ma come le piace configurarsi all’interno della cultura europea?

Mi considero uno scrittore sicuramente europeo, ma non centrale né parte di una cultura egemonica. Esiste una letteratura europea invisibile e subalterna: quella che si esprime attraverso lingue europee emarginate e negate secolarmente dall’Occidente. Parlo di quelle letterature nascoste che si esprimono in gaelico, gallese, bretone, occitano, catalano, sardo, retoromanzo, galiziano. Proprio fra esse si trova la mia opera.

Lei è sempre stato un autore engagè, impegnato non solo verso la sua terra, ma anche a livello internazionale nei confronti delle lotte operaie. Qual è l’impatto che crede abbia avuto il suo posizionamento pubblico, ma anche quello della sua opera e, in generale, della poesia su questi fronti?

Come antifascista, ho trascorso una buona parte della mia vita letteraria in pericolo e con un atteggiamento di resistenza verso un potente apparato repressivo. Un’altra parte della mia attività umana e letteraria si è svolta in una democrazia a malapena di facciata e dominata dal capitale, contro il quale mi sono anche opposto. Se mi si domanda che impatto abbia avuto la mia opera sui processi sociali e politici libertari del mio paese e del mondo, direi nessuna o molto poca. I popoli non s’incamminano verso grandi trasformazioni guidati dal canto dei poeti, ma mossi da forze storiche altamente complesse.

Sia la sua narrativa che la sua produzione poetica, soprattutto Con Pólvora e Magnolias (1976), sono state una svolta per il rinnovamento della letteratura galega. Quale dei suoi libri sceglierebbe per lasciare una testimonianza del suo lavoro letterario?

La mia opera è apparsa lungo un arco di tempo molto dilatato, che attraversa diverse tappe storiche. Non saprei scegliere nessuna tra le mie opere.

In campo istituzionale, lei è stato anche Presidente della Real Academia Galega. Che bilancio fa di questa esperienza e di questa istituzione? Cosa maggiormente apprezza del lavoro svolto durante quegli anni?

Ho cercato, con altri colleghi, di cambiare le dinamiche di quest’istituzione affinché si battesse frontalmente contro gli interessi della maggior parte degli accademici, gente attenta esclusivamente ai propri privilegi e molto vicina ai peggiori poteri regionali. Sono stato espulso dalla RAG come un corpo estraneo quale sembravo essere lì.

Cosa pensa del panorama letterario galego attuale? C’è qualche autore che vuole menzionare?

È difficilissimo abbozzare panorami di un tempo letterario, specialmente se questo tempo è quello che stiamo vivendo. Sembra che diversi osservatori, soprattutto tra quelli non galeghi, concordino nel notare un ritorno al protagonismo della poesia e una sua maggiore e originale entità, come era già successo nell’Ottocento. Molto abbondante e viva è anche la produzione romanzesca, ambito in cui la Galizia possiede una presenza internazionalizzata. Ma questa dimensione in cui ci sono voci e tendenze uniche è la poetica.

Come direttore della rivista A Trabe de Ouro, rivista in cui la traduzione ha un particolare rilievo, non le sarà passato inosservato il premio statale alla migliore traduzione, vinto nel 2014 dalla versione galega del romanzo Ulysses di Joyce. Qual è il ruolo che oggi svolge la traduzione all’interno del sistema letterario galego?

Durante gli anni 20 del Novecento, ci sono stati scrittori in Galizia che hanno tradotto, letto e persino imitato James Joyce. La traduzione completa e straordinariamente ben fatta che si è appena pubblicata dell’Ulysses dà l’impressione di arrivare un po’ tardi. Tuttavia, forse arriva nel momento giusto per leggere Joyce senza nessuna solennità liturgica e ben predisposti per godere in galego della dimensione carnevalesca e ilare dell’irlandese.
Le traduzioni contribuiscono a divulgare, fra le persone che non conoscono la lingua originale delle opere, autori fondamentali, come nel caso di Joyce. La divulgazione in lingue egemoniche di autori galeghi contribuisce indubbiamente ad ottenere, sebbene con difficoltà, che la letteratura galiziana venga riconosciuta in certi strati colti del mondo.

Parlando di premi letterari, che valore hanno tali riconoscimenti per far conoscere ciò che si fa in Galizia all’esterno e all’interno del suo spazio? Crede che siano ancora fondamentali per promuovere nuove generazioni ed esperienze poetiche?

In Galizia non esistono grandi premi istituzionali per gli scrittori che scrivono nella propria lingua, il che significa creare un ulteriore fattore che fomenta la svalutazione della nostra letteratura. Il sistema letterario galego quasi non possiede premi retribuiti, il che agisce in maniera molto negativa nella promozione e nella valorizzazione dei giovani scrittori.

Ci troviamo in un anno importante, soprattutto sul piano politico. Che scenari prevede per la Galizia e per l’insieme dello stato spagnolo? Che paese è oggi Tagen Ata?

Spero che nelle elezioni municipali in Galizia si verifichi, in primo luogo, la confluenza della sinistra e del nazionalismo non sistemico. Il regime della II Restaurazione monarchica in Spagna si trova in crisi, tanto quanto l’Unione Europea e il sistema imperialista degli Stati Uniti. Da quest’estinzione potrà sorgere un’opportunità per la Galizia e per quelle nazioni senza uno stato proprio in Europa occidentale e per tutte le vittime del capitalismo.

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