Chiara Conterno intervista Julya Rabinowich

Julya Rabinowich nasce nel 1970 a San Pietroburgo (allora Leningrado), città che lascia all'età di sette anni, quando emigra a Vienna con la famiglia. Dal 1993 al 1996 studia Traduzione e Interpretariato all'Università di Vienna, e, dal 1998 al 2006, Arte Pittorica e Filosofia all'Università per le Arti Applicate (Vienna). Nel 2006 inizia a lavorare come traduttrice simultanea durante sedute di psichiatria e psicoterapia con profughi di diversa provenienza, arrivati in Austria. Vive a Vienna dove svolge le attività di autrice, drammaturga e pittrice. Per quanto riguarda la sua produzione letteraria si ricordano i drammi Nach der Grenze (2007), Orpheus im Nestroyhof(2008), Stück ohne Juden (2010). Ha inoltre pubblicato in varie antologie, ad esempio in Schreibrituale (2004), Angekommen (2005), Wienzeilen (2009) , nonché in numerose riviste, tra cui "Falter" e "Der Standard". Spaltkopf (2008) è il romanzo d'esordio, mentre il suo ultimo lavoro è il romanzo breve Herznovelle (2011). La bravura della Rabinowich è stata riconosciuta dalla critica che già nel 2003 le ha assegnato il premio "Schreiben zwischen den Kulturen", e nel 2009 Spaltkopf è stato insignito con il primo premio dei Rauriser Literaturtagen 2009.

 

Quanti anni aveva quando è emigrata dalla Russia all’Austria?
Avevo solo sette teneri anni.

Com’è ora il Suo rapporto con la Russia?
Come quello che si può avere nei confronti di un mondo che è rimasto nella nebbia del passato. La mia Russia di allora ha ben poco a che vedere con la Russia di oggi.

Che lingua parla a casa? Che lingua sente come la Sua lingua?
A casa parlo russo e tedesco; però impreco meglio in tedesco, cosa da cui deduco che il tedesco, in realtà, è la mia prima lingua.

Quando ha iniziato a scrivere?
A cinque anni cominciai a scrivere e a inventare brevi racconti e poesie. Onestamente, però, scrissi la prima opera degna di essere chiamata “letteratura” a 15 anni: un romanzo fantasy caotico e concepito troppo a lungo.

Scrive solo in tedesco o anche in russo?
Scrivo più volentieri nella lingua in cui impreco meglio.

Conosce altri autori ebrei di origine russa che abitano in Austria, ad esempio Vladimir Vertlib? Se sì, qual è il Suo rapporto con loro?
Vladimir Vertlib è un mio caro amico e stimo molto il suo lavoro. Stiamo pensando ad un progetto a quattro mani.

Cosa rappresenta la figura dello Spaltkopf nel romanzo Spaltkopf (Testa spezzata)? Come lo ha inventato?
Lo Spaltkopf rappresenta la rimozione che, di generazione in generazione, assume una forma sempre più insistente. Simboleggia anche il meccanismo che sovente trasforma le vittime in colpevoli, quando quelle, in un secondo momento, non rielaborano gli avvenimenti. Nei miei lunghi anni di interprete alle sedute di psichiatria e psicoterapia ho osservato il fenomeno per cui gli uomini si trasformano quando, durante la visita, cominciano a rimuovere in maniera seria; le voci mutano e diventano cupe. I pazienti sembrano comandati a distanza, in maniera analoga, e paiono temporaneamente posseduti da un’entità esterna.

Nel romanzo Spaltkopf dominano le figure femminili. Volutamente? Se sì, perché succede?
Precisamente domina solo una figura femminile, la creatrice dello Spaltkopf, la nonna. Ella domina però solo perché gli altri membri della famiglia non le pongono dei confini.

Perché ha redatto più versioni del romanzo Spaltkopf?
In origine lo Spaltkopf protagonista non era previsto nel romanzo Spaltkopf, perciò dovetti buttare più di 100 pagine. Però, ne è valsa la pena.

Perché vengono raccontate così tante storie, favole etc. in Spaltkopf?
Le favole sono strettamente collegate agli archetipi, questi a loro volta con i simboli dell’inconscio. Per me, quindi, la storia dello Spaltkopf doveva obbligatoriamente essere collegata con altri, con veri miti.

Di cosa si sta occupando al momento?
Al momento (e cioè spero proprio domani sera) finisco il mio terzo romanzo, Erdfresserin (Mangiatrice di terra).

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