Lucia Busso intervista Maria Cecilia Berioli

Maria Cecilia Berioli è primo violoncello dell’ensemble “I solisti di Perugia” e membro fondatore e violoncellista di UmbriAEnsamble. Dopo un percorso invidiabile di studi di perfezionamento tra Perugia, l’Accademia Musicale Pescarese e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e una laurea con lode in Filosofia all’Università di Perugia ha suonato in svariate orchestre italiane, vincendo diversi prestigiosi premi tra anni Novanta e inizio Duemila. Dal 1995 al 2000 ha collaborato con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI di Torino. La sua attività di solista e in formazioni concertistiche che l’ha portata in tournée in tutto il mondo è stata coronata, nell’estate 2007, dall’invito a suonare in Quintetto con l’Imperatrice del Giappone al pianoforte.

 

C'è un (o più) pezzo musicale che ti ricorda un'opera letteraria specifica? Se sì, perché?
Comincio subito con il mettere le "mani avanti". Sinceramente, credo troppo nei parallelismi tra poesia e musica. Ciò premesso, vorrei dire che i parallelismi esistono, certamente, ma credo siano molteplici e multiformi, a ben vedere. Un'opera letteraria può "ricordarne" una musicale, ad esempio, grazie al vissuto, all'esperienza individuale di chi formula il parallelismo; oppure può anche essere che per ragioni storico-culturali, una comune radice possa avvicinare due forme d'arte autonome. Oppure, ancora, una suggestione originale e imprevista può portare a leggere in un'opera aspetti magari prima ignorati: e questo può avvenire anche grazie alla "presenza" concomitante di un altro linguaggio. Rispondendo alla domanda dopo queste premesse, direi le Metamorfosi di Strauss e Le Confessioni di Agostino di Ippona. Non c’è una ragione storica, stilistica o culturale. Direi forse che le affinità che riscontro sono legate alla "densità" del flusso narrativo, musicale e letterario.

Il linguaggio della musica è eminentemente emotivo, mentre la filosofia e la letteratura richiamano la parte intellettualistica dell'uomo. Sei d'accordo, o credi che la distinzione non sia così netta?
Non sono d'accordo, no. La distinzione così netta è figlia viziata di un'estetica romantica tanto appetitosa quanto superficiale. Sfido chiunque a definire "emotiva" una qualunque Sinfonia di Beethoven, un qualunque brano dell' Arte della Fuga di Bach, un poema sinfonico di un qualunque compositore di una Scuola Nazionale...ma anche "solo" un'opera di Verdi, di Donizetti, di Puccini o altri. Si tratta di svettanti e raffinatissime architetture, dove l'emotività è una linfa che scorre in solidissime e sapienti arterie. Quanto alla soddisfazione data da molta letteratura per la parte intellettualistica dell'uomo....consentitemi qualche dubbio!

Qual è l'opera letteraria più musicale che conosci? E il brano musicale più letterario?
Le canzoni di Sanremo. Per entrambe le domande.

Che libro hai sempre sul comodino?
La Bibbia. Perché dentro c'è tutto. Ma sull'altro comodino ho la Divina Commedia. Perché dentro c'è tutto.

Che differenza c'è, per te, a livello emozionale, nel leggere un libro e nell'ascoltare musica?
Sono in difetto...non riesco ad ascoltare musica troppo a lungo, mi viene la smania di suonare. Invece posso continuare a leggere per ore. Anzi, non sopporto di dover interrompere il flusso di una lettura.

Qual è il libro che vorresti aver scritto?
La Bibbia, in particolare il libro dei Salmi. Se posso disporre di un'altra possibilità, la Divina Commedia... Ma anche molte, moltissime poesie del Novecento.

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