Leontyna Bratankova intervista Petra Soukupova

Il debutto di Petra Soukupova (1982) sulla scena letteraria ceca si ha nel 2007 con il romanzo K mori (Al mare) che ha conquistato il premio “Jiri Orten” per giovani autori, sotto i trent’anni, e le nominazioni a due prestigiosi premi letterari, il premio “Jiri Skvorecky” e “Magnesia Litera”; il suo secondo romanzo Zmizet (Sparire), pubblicato nel 2009, ha conquistato il premio “Magnesia Litera” per il migliore testo in prosa dell’anno 2010, diventando un best seller e vendendo più di 200 000 copie. L’anno 2011 ha visto l’uscita del suo ultimo romanzo Marta v roce vetrelce (Marta nell’anno dell’intruso). La formazione dell’autrice si colloca nell’ambito della sceneggiatura e della drammaturgia presso il DAMS di Praga; accanto alla sua produzione letteraria, Petra lavora come sceneggiatrice per la televisione ceca e vive a Praga.

 

Partiamo dal tuo romanzo Zmizet (Sparire) di prossima uscita in Italia quest’anno. Indaga le relazioni familiari, narrate dal punto di vista dei figli, bambini in età scolare, dando al romanzo una notevole vena intima ed autentica. La voce dei bambini riesce a far arrivare al lettore la complessità della situazione familiare con estrema schiettezza, conferendogli un pathos inatteso. Volevo chiederti come mai hai scelto questa prospettiva?
Il punto di vista dei bambini è quello che mi appassiona di più. Credo infatti che grazie alla loro sincerità, ingenuità ed alla loro limitata esperienza del mondo, si riesca ad ottenere un contrasto che mi sembra straordinariamente interessante.

Zmizet è stato il tuo romanzo di maggiore successo ad oggi. Vincitore del prestigioso premio letterario Magnesia litera, prosa dell’anno 2010, si compone di tre racconti, il secondo dei quali, tra l’altro, è nato in origine come una sceneggiatura. Ti senti più a tuo agio nella brevità della novella o hai voluto cogliere tre sfaccettature dello stesso tema?
In origine, volevo scrivere principalmente Zmizel, il primo racconto, ma mi sembrava troppo corto e così ho pensato di scrivere gli altri due. Solo una volta terminato il libro, è emerso quanto effettivamente funzionasse bene l’accostamento dei tre racconti.

Se consideriamo il corpus dei tuoi tre romanzi, possiamo senz’altro dire che il tratto che ti interessa maggiormente è la caratterizzazione psicologica dei tuoi personaggi. Riesci a delineare la loro complessità interiore con estrema minuzia, mettendo costantemente su carta i loro pensieri. La dimensione interiore trionfa nettamente sugli eventi, segnando il tratto interessante della tua opera. Perché tale scelta introspettiva?
Perché mi sembra più importante ciò che i personaggi provino dentro rispetto a quel che accade all’esterno. È anche vero, però, che spesso ricorro a delle situazioni estreme nelle loro vite che li plasmano e alle quali poi i personaggi si trovano costretti a far fronte interiormente.

Il tuo ultimo romanzo, uscito lo scorso anno, Marta v roce vetrelce (Marta nell’anno dell’intruso) è il diario di una diciannovenne nel perido più complesso della sua vita. La forma diaristica, perché? È la modalità che ti è sembrata più adatta per cogliere l’interiorità della protagonista? Oppure si tratta di una forma narrativa che non avevi ancora sperimentato?
Esatto, mi piace molto la forma diaristica in letteratura e volevo tentare anch’io questa modalità narrativa. Per di più, volevo anche sperimentare qualcosa di leggeremente diverso rispetto ai miei romanzi precedenti e l’ho trovato proprio nella forma diaristica.

Volevo chiederti, inoltre, da dove vengono gli spunti per i tuoi romanzi. In alcuni di loro ci sono anche alcuni tratti autobiografici oppure si tratta di personaggi e storie creati ad hoc?
Da dove vengano gli spunti per i miei romanzi proprio non so dirlo. Ricorro senz’altro ai dettagli, alle situazioni che vedo o vivo personalmente. Semplicemente le prendo e le ricreo, scartando qualcosa. Lo stesso avviene con i miei personaggi. Qualcuno di loro ha delle basi reali che poi uso soltanto come un pretesto per creare qualcosa di nuovo.

Parte della critica ceca ha definito il tuo stile scrittorio come adatto più alla sceneggiatura che alla letteratura. Io, personalmente, lo trovo molto adatto nel mettere su carta i pensieri dei tuoi personaggi e in grado di far entrare il lettore direttamente nella loro dimensione interiore, senza orpelli, come se l’autore non ci fosse. Volevo chiederti se, secondo te, la tua formazione in sceneggiatura ti abba aiutata nella padronanza della forma scritta e se, secondo te, è stata un punto favorevole nello sviluppo del tuo stile.
Non credo che la formazione in sceneggiatura abbia influenzato in alcun modo il mio stile. Credo che scrivevo così anche prima di intraprendere gli studi. Forse la scuola mi ha aiutata in tante cose, ad esempio mi ha insegnato la sceneggiatura come mestiere, mi ha aiutato a capire meglio la costruzione degli intrecci e sicuramente molte altre cose, ma non ha influenzato il mio modo di scrivere in alcun modo.

A tal proposito, attualmente, oltre alla produzione letteraria, lavori anche come sceneggiatrice per la televisione ceca. Volevo chiederti quali differenze percepisci tra le due forme scrittura e in quale delle due ti senti più a tuo agio.
Ho scritto per la televisione, ho fatto parte del gruppo di sceneggiatori della sitcom ceca Comeback. Tra lo scrivere per la televisione e lo scrivere romanzi c’è senza dubbio una grande differenza. In televisione ci sono le scadenze, il progetto è comune, è quindi necessario collaborarvi con altre persone, stare a stretto contatto con gli altri. Quando scrivo un libro devo fare tutto da sola ma, nello stesso tempo, decido anche cosa scriverò, come andrà, quando lo scriverò. Entrambe le scritture hanno qualcosa di interessante ed io sono effettivamente contenta di poterle vivere entrambe.

Infine, se posso, qualche anticipazione sulla tua prossima idea di romanzo. So che il tuo ultimo lavoro è uscito solo lo scorso anno e che non si tratta di questioni immediate, ma mi piacerebbe sapere se hai già qualcosa in mente…
Ho diverse idee, sto valutando in questo periodo su cosa vorrò scrivere. Inizierò forse in autunno, ma non mi va di parlarne ancora, è troppo presto.

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